Roma, 26 mar – Gli Stati Uniti hanno tagliato le imposte ai piccoli produttori di vino. Una decisione che favorisce il made in Italy costituito per il 90-95% da aziende medio-piccole. La norma, riferisce Il Sole 24 Ore, è contenuta nel Tax Modernization Act, il provvedimento entrato in vigore nel gennaio 2018 che ha ridotto le imposte societarie dal 35% al 21 per cento. Un capitolo della normativa prevede il taglio delle Exice Tax, le accise che si pagano sugli alcolici. La legge ha introdotto una progressività dell’ imposta, con una divisione dei produttori in scaglioni e un rimborso fiscale che per i piccoli è quasi pari al totale della tassa (rimborso di un dollaro su 1,07 dollari a gallone). Sono considerati piccoli produttori quelli che vendono meno di 30mila galloni all’ anno sul mercato americano. “Equivalgono – dice Michele Cianciullo importatore di vino italiano negli Usa – a 181mila bottiglie di vino l’ anno, 15mila casse o, se volete, dieci container. Ci sono poche aziende in Italia che superano questi livelli, il grosso del business della produzione italiana è fatto da aziende che sono sotto questo tetto”. A loro l’ amministrazione Trump riserva uno “sconto” dell’ Exice Tax di 1 dollaro a gallone. “Se prima per sdoganare un container da 40 piedi di vino ci volevano 7mila dollari, oggi se ne pagano 1.500-2.000”. Per gli scaglioni successivi il recupero fiscale diminuisce. La riforma di fatto penalizza le grandi società che fanno vino per il mass-market mentre valorizza le piccole produzioni e i piccoli distributori. “L’ 80% del vino italiano venduto negli Stati Uniti è nelle mani di quattro grandi società più interessate ai volumi e al fatturato che alla valorizzazione delle qualità che spesso passa dai piccoli. Un problema per le aziende italiane medio-piccole di eccellenza che spesso non hanno la forza per contrattare alla pari con i grandi distributori” commenta il quotidiano economico. (red)