Roma, 28 mar – Il 24 marzo 1939 un’ enorme valanga di neve, ghiaccio e massi si staccò dalla montagna pirenaica dell’ Izourt, nel cantone francese dell’ Ariège, abbattendosi sul villaggio di baracche dove dormivano gli operai del cantiere di lavoro della grande diga, che a 1.645 metri di quota sbarrava l’ impetuoso corso del Rau d’ Artiès. Ad essere schiacciati e soffocati nel sonno – ricorda oggi Il Giornale di Vicenza – furono 30 lavoratori: 28 italiani e 2 francesi. Tra i nostri connazionali, ben 8 provenivano da alcuni paesi dell’ alto Vicentino: 4 erano di Pedemonte; 1 di Tonezza del Cimone; 2 di Valdastico-Rotzo; 1 di Arsiero. Le loro salme, sepolte nel cimitero di Vicdessos alla presenza di un’ immensa folla, non vennero mai restituite ai familiari, dato che di lì a poco scoppiò la II guerra mondiale. Così, l’ immane tragedia rimase per decenni dimenticata. Ora – si legge sul quotidiano – è un libro a far rivivere una storia vera e il dramma degli emigrati italiani che trovarono la morte in quel luttuoso evento, che gettò nella disperazione tante famiglie, prive di ogni patrocinio di difesa e di sostegno economico. L’ opera, intitolata “Izourt”, scritta da Renza Bandiera e pubblicata da “Mazzanti Libri”, sarà presentata domani alle 16, a Pedemonte, nella sala convegni della locale Cassa Rurale. In 250 pagine l’ autrice, di Pordenone, diplomata in lingue estere e già impiegata in multinazionali di fama mondiale, ripercorre i prodromi della tragedia, iniziati con il mesto addio degli emigranti al paese natìo, il lungo e faticoso viaggio e l’ arrivo sui Pirenei, dove si stava ultimando lo sbarramento del bacini montani d’ Izourt e di Gnioure, per alimentare le centrali idroelettriche della più grande fabbrica d’ alluminio di Francia, ad Auzat. (Red)