Roma, 28 mar – Il Presidente del Movimento Ecologista Europeo FareAmbiente
Vincenzo Pepe,a poche ore dall’approvazione definitiva della Direttiva Europea
sulla Plastica lancia un appello alle istituzioni italiane affinché riflettano
sulle modalità di recepimento in Italia della Direttiva UE e invita ad un
confronto tra i rappresentanti delle associazioni dei settori imprenditoriali
coinvolti dalla Direttiva e i rappresentanti politici mercoledì 17 aprile alle
ore 10 presso la Sala Zuccari del Senato a Roma. “La Direttiva– secondo il Prof.
Pepe – parte da un obiettivo nobile e condivisibile come la salvaguardia dei mari
dalla plastica, ma è stata realizzata velocemente prevalentemente per fini
elettorali senza le opportune analisi sull’impatto economico e sanitario”. A
conferma della tesi del Prof. Pepe è peraltro il Mediatore Europeo (Ombudsman
UE)che ha aperto una procedura per investigare su presunte lacune e pregiudizi
della Direttiva. Conseguenze gravi potranno riguardare la sicurezza
alimentare:“I prodotti monouso in plastica sono nati anche per salvaguardare la
salute (si pensi soprattutto ad esempio a piatti e bicchieri di plastica usati
negli ospedali)e il divieto di questi prodotti porterà rischi per la salute dei
consumatori” – sostiene Pepe, tesi confermata anche dallo studio del Prof. David
Mc Dowell dell’Università dell’Ulster e Presidente in carica del comitato
consultivo britannico per la sicurezza alimentare, che ha “provato
scientificamente il collegamento tra la mancanza di prodotti monouso in plastica
e l’aumento della diffusione di batteri come escherichia coli, campylobacter,
listeria, norovirus e altri virus che causano gastroenteriti acute”. “La
Direttiva Europea sulla Plastica così come è stata fatta, potrebbe produrre,
soprattutto in Italia, perdite di posti di lavoro e conseguenze negative sulla
salute pubblica”. I produttori degli articoli monouso in plastica, infatti sono
tutte aziende italiane, sono 25 le imprese che occupano circa 3.000 dipendenti.
“L’abolizione o la riduzione del consumo di questi prodotti – continua Pepe–
porterà, quindi, a una riduzione dei posti di lavoro anche nei comparti della
distribuzione, della somministrazione alimentare (mense, catering e distribuzione
automatica) e in quelle aziende che utilizzano questi prodotti (dall’industria
delle acque minerali, a quella delle bibite ad altri importati settori per
l’economia italiana)”. (red)