Intervistata dal Corriere della Sera, il ministro della Difesa Elisabetta Trenta polemizza con la proposta della castrazione chimica, giudicandola “una presa in giro verso tutte le donne, si sta cavalcando il terrore che ogni donna nella sua vita sente, a suo modo. E mi sorprende che il ministro Bongiorno l’abbia sostenuta”. Secondo Trenta, infatti, “qui parliamo di una misura che si applica nei casi di minore entità in cui è prevista la condizionale, quindi non si colpiscono gli stupratori. Il nostro ordinamento giuridico per fortuna per chi è accusato di stupro non prevede la condizionale. Per intenderci dunque, con questo provvedimento si va a colpire chi compie un palpeggiamento in bus, che è una cosa disgustosa, ma è diverso. La violenza sulle donne è una cosa seria”. Cosa pensa dell’ipotesi che la castrazione chimica sia reversibile? “Ma il punto non è che sia reversibile o meno, è che io come donna se uno compie una violenza voglio che passi i suoi anni in carcere. Che si possa difendere, come prevede la legge, ma che lo faccia dal carcere e non che sia subito libero di andarsene in giro come è accaduto per due dei tre presunti stupratori della giovane ragazza alla Circumvesuviana di San Giorgio a Cremano. Proviamo a pensare come può sentirsi ora la mamma di quella giovane? Proviamoci e capiamo che il tema è molto più profondo”. Lei come donna crede possa essere un deterrente? “Il deterrente è la massima pena e, soprattutto, la certezza della pena. Chi sbaglia deve pagare”. (29 MAR / red)
