La Paz, 29 mar – Tosse, febbre, dolori muscolari? Se ci trovassimo presso alcuni dei villaggi del Gran Chaco, per esempio, tra le comunità indigene Guaranì, Weenhayek, Tapiete, ci verrebbero somministrate cortecce, foglie o radici per guarire e alleviare questi sintomi. Martha Carema, Oswaldo Tato e Bernardino Carema sono tra gli esperti di piante medicinali che stanno accompagnando in un processo di catalogazione e raccolta di specie vegetali del Chaco, foresta che si estende per 650mila chilometri quadrati tra Paraguay, Bolivia e Argentina. La medicina tradizionale – si legge nel sito dell’organizzazione di cooperazione internazionale Coopi, che rende nota l’iniziativa – è un sapere in via di estinzione all’interno di queste comunità indigene, minacciate – come l’ambiente naturale del resto – dalla povertà estrema e dallo sfruttamento insostenibile delle risorse naturali. Dal 2001, lavoriamo per garantire il rispetto e la valorizzazione dei diritti delle popolazioni indigene. Ancora adesso, continuiamo a farlo e, questa volta, rilanciando un sapere millenario sulle piante medicinali con il progetto “Per il nostro Gran Chaco sostenibile: partecipazione attiva a modelli di gestione territoriale per la conservazione ambientale integrata con una produzione sostenibile”, finanziato dall’Unione Europea. Lo studio, attualmente in corso d’opera, consentirà indirettamente di identificare le tipologie di piante estinte o in via di sparizione, permettendo alla popolazione locale di sistematizzare e valorizzare la loro cultura ancestrale sulla medicina tradizionale, trasmessa perlopiù oralmente, e condividere le buone pratiche per la raccolta e la conservazione delle piante, contribuendo in ultimo alla conservazione della biodiversità. La ricerca – si legge nel sito – non è ancora terminata: saranno infatti necessari ulteriori sopralluoghi presso le comunità indigene per raccogliere altre informazioni. I dati saranno infine raccolti in un libro e accompagnati da elementi scientifici, quali il nome botanico della pianta, le sue proprietà farmacologiche comprovate e altre nozioni. Un aspetto altrettanto importante dell’indagine sarà la condivisione dei dati raccolti con le comunità indigene locali, attraverso, in primis, la loro diffusione nelle scuole. Questa divulgazione permetterà ai giovani di salvaguardare e tramandare le conoscenze sulla medicina tradizionale. (Com / PO)