Roma, 29 mar – Michieletto, nel suo progetto di messa in scena per Der ferne Klang, si è concentrato sul tema della memoria: “Ho immerso la narrazione nella dimensione del ricordo – dice il regista – perché la musica è liquida, sospesa, e descrive una dimensione quasi irreale. L’opera racconta un storia che si svolge nell’arco di un’intera vita, cosa piuttosto rara a teatro. Più frequentemente la narrazione si attiene all’unità di tempo aristotelica, mentre qui i personaggi variano significativamente la loro età anagrafica nel corso dell’opera. Il protagonista è un giovane compositore che ha bisogno di trovare “il suono lontano”, che è per lui come una missione artistica, e che diventa un vero e proprio tarlo. Rinuncerà alla sua storia d’amore per una giovane che diventerà una prostituta e cadrà in disgrazia, mentre lui conoscerà il successo. Alla fine però, vecchio e sull’orlo della follia, la ritroverà: i due si riconosceranno come gli innamorati dell’inizio, ma sarà troppo tardi. Il loro incontro sarà romantico ma anche tragico: non aver vissuto questo amore ha impedito all’artista di essere felice durante tutto il corso della sua vita. Trovando l’amore è come se trovasse quel suono lontano che ha ossessivamente cercato, potrebbe concludere finalmente la sua opera ma il suo tempo è finito”. L’Orchestra e il Coro dell’Opera di Francoforte sono diretti da Sebastian Weigle. Protagonisti sul palco sono Jennifer Holloway e Ian Koziara nei ruoli di Grete e Fritz. Lo spettacolo è replicato il 6, 13, 19, 26 e 28 aprile, il 4 e l’11 maggio. La successiva nuova produzione di Damiano Michieletto sarà Alcina di Händel con Cecilia Bartoli nel ruolo del titolo, il 7 e il 9 giugno al Festival di Pentecoste di Salisburgo. (BIG ITALY / Red)