Roma, 2 apr – L’ Opera di assistenza degli operai emigranti in Europa fu fondata il 18 maggio 1900 da monsignor Geremia Bonomelli con lo scopo di fornire aiuto morale e materiale agli emigrati «temporanei», quei lavoratori stagionali che si recavano all’ estero lasciando in Italia le loro famiglie. Secondo Bonomelli – si legge sul Corriere della Sera – gli emigrati temporanei lasciati a se stessi sono più permeabili alle «idee sovversive. Per combatterle è necessario creare in tutti i luoghi della nostra emigrazione» dei centri che forniscano assistenza tanto spirituale, religiosa e scolastica, quanto materiale, sanitaria e igienica. Questa iniziativa trovò l’ appoggio di Luigi Einaudi che, in un articolo apparso il 29 agosto 1900 sul Corriere , ricordava come «i lavori più pesanti e meno retribuiti siano riservati agli italiani, che sono trattati male e pagati peggio». In queste condizioni, continua Einaudi, le idee «sovversive» allignano con facilità e l’ assassinio di Umberto I per mano di Bresci, un anarchico emigrato all’ estero, ne era una conferma. Einaudi elogiava l’ iniziativa di Bonomelli e ne riportava le parole: «Noi uomini di Chiesa dobbiamo uscire di chiesa, e scendere in mezzo al popolo; e voi pure, uomini dell’ aristocrazia del sangue, delle ricchezze, dell’ ingegno, della scienza, dovete uscire dai vostri palazzi. Gettiamoci tutti in mezzo al popolo, nelle sue officine, nei suoi tuguri». (Kgn)