Roma, 2 apr – “Decenni di politiche sbilanciate hanno condotto a un’enorme concentrazione del potere di mercato nelle mani di pochi grandi attori dell’industria agro-alimentare. Questo modello non è in grado di garantire la sicurezza alimentare nel mondo e un reddito dignitoso ai produttori di piccola scala e ai lavoratori della filiera. Al contrario, è solo garanzia di rendimento certo per gli azionisti di questi colossi industriali – ha aggiunto Ceccarelli -. Le crisi alimentari del decennio scorso avrebbero potuto essere l’occasione per un cambio di paradigma a supporto dell’agricoltura di piccola scala, ma la risposta politica è stata totalmente inadeguata, I Governi dei paesi più colpiti hanno realizzato ben poco delle riforme strutturali annunciate, mentre le promesse di aiuto dei paesi donatori non si sono tradotte in investimenti di lungo periodo”. Per l’Italia, il tema della sicurezza alimentare è sempre stato, almeno nelle intenzioni, al centro dell’azione di cooperazione internazionale, ma ancora oggi l’ammontare di fondi destinato al settore non arriva al 6% dell’APS (Aiuto Pubblico allo Sviluppo). “Non è più tollerabile che povertà e disuguaglianza continuino a colpire le migliaia di persone, soprattutto donne, impegnate in tutto il mondo a produrre il cibo che arriva ogni giorno sulle nostre tavole – conclude Ceccarelli -. I governi nazionali e i paesi donatori devono moltiplicare i loro sforzi per mettere fine allo scandalo della fame. Sostenere l’agricoltura di piccola scala, e in particolare il lavoro delle donne, è dimostrato essere da due a quattro volte più efficace nel ridurre la fame e la povertà. In questo contesto chiediamo dunque anche all’Italia di confermare lo stanziamento dello 0,30% del Pil in aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2020, aumentando di conseguenza le risorse destinate alla lotta alla fame”. (PO / red)