Roma, 3 apr – Andrea Compatangelo, emigrato nella Russia sconvolta dalla guerra civile, fra il 1918 e il 1920, organizzò il Battaglione “Savoia”, confluito nella Legione Redenta, con cui riuscì a riportare al sicuro italiani e prigionieri austroungarici. Ma non ricevette alcuna menzione e c’è chi sostiene che abbia addirittura ispirato una scena de Il dottor Zivago. Lo racconta oggi L’Avvenire: “Un italiano trasferito nell’immensa Russia sconvolta dalla sanguinosa guerra civile che libera i suoi connazionali dai campi di concentramento e li riunisce in un Battaglione. Il suo Battaglione, un esercito privato con cui combatte i bolscevichi, mentre percorre la Transiberiana verso Oriente. Sembra un romanzo, sì. Ma non lo è. È una storia vera. È la storia del ragioniere beneventano Andrea Compatangelo, auto nominatosi capitano del ‘suo’ Battaglione ‘Savoia’. Oggi, a cento anni di distanza da quei fatti, la sua figura eccentrica e quella della sua singolare unità militare è ancora poco conosciuta. Infatti, a Compatangelo non è mai stato concesso alcun tipo di attestato per la sua attività”. (Kgn)