“C’è crisi da 9 mesi? Sarebbe curioso dire che dal giorno in cui questo governo è entrato in vigore è iniziata la crisi, ma se si vuole dare la colpa di tutto al governo si faccia pure. Proprio per affrontare la crisi stiamo per varare il decreto crescita che contiene misure fiscali per i professionisti come l’ulteriore ammortamento, misure per la riduzione per l’Ires, il sisma-bonus, l’aumento degli investimenti privati come la riorganizzazione del fondo per le Pmi anche per i mini-bond, un massiccio intervento per le zone Zes, un programma di 140 milioni per il sostegno del made in Italy all’estero”. Così, rispondendo al question time al Senato in veste di ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio anticipa alcuni dei punti che il Cdm riunito oggi pomeriggio dovrebbe varare in serata all’interno del decreto crescita: il vicepremier, anche ministro del Lavoro, ne ha approfittato per tornare anche sulle stime dell’Ocse e sulle relative critiche: “L’Ocse nel 2018 ci aveva chiesto di non cancellare la legge Fornero e ora di abrogare Quota 100, ma non tiene conto del fatto che Quota 100 era un impegno preso dal governo con gli italiani e noi abbiamo deciso di mantenere la parola data. Dal rapporto emergono stime che non considerano in modo adeguato il decreto crescita e il decreto sblocca-cantieri che servono proprio a rispondere ai problemi inattesi che sta affrontando l’Europa”. Nel frattempo, nel suo intervento al Sustainable economy forum alla comunità di San Patrignano, il premier Giuseppe Conte spiegava che “la maggiore ricchezza che si è creata nel tempo è stata mal distribuita, finendo nelle mani di pochi, mentre in troppi hanno visto precipitare le proprie condizioni di vita, diventando più poveri. Oggi ho l’onore di presiedere un governo che si è definito “Governo del cambiamento”. Cambiamento, nella sua intima essenza, significa proprio cercare in tutti i modi, con tutte le energie, di invertire la rotta rispetto a questo modello di sviluppo, iniquo e insostenibile. E avete la mia parola che mi impegnerò fino all’ultimo affinché questo cambiamento si realizzi concretamente”. Entrando più nello specifico, Conte ha ricordato che secondo le stime del Mef il reddito disponibile pro capite aumenterà di 1.621 euro da qui al 2021 grazie alle misure incluse nella nostra manovra” in particolare grazie “al reddito di cittadinanza, a quota 100, al piano straordinario di assunzioni nel pubblico impiego, all’estensione del regime forfettario delle partite Iva e a molte altre misure”. Si tratta, per il premier, di un aumento del reddito “decisamente più consistente di quanto avvenuto in passato: dal 2015 al 2018 il reddito medio era aumentato di 1.281 euro. Grazie a queste misure sociali, equità e crescita economica confidiamo torneranno ad alimentarsi a vicenda, creando un circolo virtuoso che era stato invece spezzato negli anni dell’austerità e del rigore”.