Rieti, 5 apr – Nell’anno trascorso l’export dell’industria farmaceutica nel Lazio è stata pari a 9,1 miliardi di euro, vanta, infatti, un primato nazionale, rappresentando il 42% sul totale manifatturiero, se si considera l’hi-tech arriva all’83%. In particolare, a Rieti le esportazioni rappresentano il 69% del settore manifatturiero, arrivando perfino al 91% se si pensa all’alta tecnologia. Inoltre, sempre nel Lazio, sono presenti oltre 60 aziende farmaceutiche con 16 mila addetti, e altri 6 mila sono nell’indotto. Questi dati fanno rientrare la Regione nella top ten al livello europeo per numero di addetti nella farmaceutica. Il Lazio è anche al secondo posto in Italia come quota di ricercatori (1.125) e investimenti in R&S (300 milioni di euro). Come ha spiegato Massimo Scaccabarozzi, presidente di Farmindustria, durante la tappa del roadshow di Farmindustria “Innovazione e Produzione di Valore. L’industria farmaceutica sul territorio: un patrimonio che l’Italia non può perdere”, che si è svolto allo stabilimento di Takeda a Cittaducale, in provincia di Rieti: “Salute, occupazione, innovazione, ricerca, giovani, donne, welfare, produzione, export: sono i punti di forza delle imprese farmaceutiche, che hanno dimostrato in questi anni di far leva sui territori per contribuire alla loro crescita economica e sociale. Garantendo così opportunità di lavoro a risorse umane altamente qualificate, in gran parte laureate o diplomate, con una quota crescente di assunzioni giovanili. Senza dimenticare la spinta in più, soprattutto nella R&S, che viene dal ‘fattore d’, cioè le donne”. “Risultati che sono la base di nuove sfide – ha aggiunto Scaccabarozzi – perché vogliamo crescere ancora. I presupposti ci sono tutti. E le aziende sono pronte a continuare a investire. Ora è più che mai necessaria una governance che, partendo dal paziente, abbia come scopo principale l’accesso alle cure e la valorizzazione del ruolo industriale e di ricerca. Solo così è possibile attrarre -ha concluso Scaccabarozzi – sempre più investimenti, far crescere l’occupazione e moltiplicare le proficue sinergie con l’indotto e le Università”. (Pep)