Roma, 5 apr – Il Consiglio generale degli italiani all’estero, in audizione in commissione Affari costituzionali della Camera il 3 aprile, ha precisato i motivi della sua contrarietà alla riduzione dei parlamentari eletti all’estero. Il segretario generale del Cgie Michele Schiavone ha spiegato che “tagliare gli eletti all’estero è una proposta soltanto aritmetica, ma non comprensibile dal punto di vista democratico. Si tratta di una gravissima lesione del principio di uguaglianza tra i cittadini sancito dall’articolo 3 della Costituzione (Tutti i cittadini hanno pari dignità sociali e sono uguali davanti alla legge), e si creerebbe una profonda discrepanza nel rapporto numerico tra elettori ed eletti, relegando tutti i cittadini residenti fuori dai confini nazionali ad una condizione di inferiorità e marginalità. Detta circostanza, sul piano empirico, finirebbe inevitabilmente per incidere sulla partecipazione elettorale dei nostri connazionali residenti all’estero, recando un colpo mortale all’istituto così a lungo atteso e solo di recente conquistato”. Il Cgie, “forte della sua autorevole rappresentatività delle comunità italiane sparse nei cinque continenti non lascia nulla d’intentato per convincere le istituzioni e il governo a stralciare dalla riforma costituzionale la riduzione dei parlamentari della Circoscrizione estero. Il destino del nostro Paese è legato, oggi più che nel passato, al filo diretto, rappresentato dal voto all’estero e dalla rappresentanza democratica, che tiene assieme gli italiani in patria con quel vasto universo di italiani e di italici nel mondo. Mantenere vivo e saldo quel legame contribuisce al rafforzamento degli interessi di natura economica e geopolitica e alla promozione del Sistema ltalia”. Il Consiglio generale degli italiani all’estero rivolge quindi “un appello agli italiani all’estero e alle diverse organizzazioni presenti nei vari continenti a prendere iniziative variegate con un impegno articolato a sostegno della richiesta di aggiungere 12 deputati e 6 senatori alla proposta di legge che vorrebbe attribuire alle aule parlamentari 400 deputati e 200 senatori”. (Red)