Roma, 8 apr – “Abbiamo la vostra stessa impazienza che su ogni aspetto della morte di Suo fratello si faccia piena luce e che ci siano infine le condizioni per adottare i conseguenti provvedimenti verso chi ha mancato ai propri doveri e al giuramento di fedeltà”. A scriverlo è il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri a Ilaria Cucchi, in una lettera datata 11 marzo di cui Repubblica pubblica oggi la prima pagina, nel giorno dell’interrogatorio in Corte d’assise di Francesco Tedesco, il carabiniere imputato di omicidio preterintenzionale che al processo per la morte del ragazzo romano (avvenuta all’ospedale Sandro Pertini di Roma il 22 ottobre 2009 mentre era sottoposto a custodia cautelare per l’accusa di spaccio di stupefacenti) ha accusato del pestaggio Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, altri due militari coimputati. “Abbiamo la vostra stessa impazienza perché il vostro lutto ci addolora da persone, cittadini, nel mio caso, mi consenta di aggiungere: da padre” scrive ancora il generale Nistri a Ilaria Cucchi, la quale confessa intervistata da Repubblica come la lettera sia stata “un momento emotivamente molto forte. Perché è arrivata dopo anni in cui io e la mia famiglia ci siamo sentiti traditi”, “è tornata a scaldarmi il cuore. A scacciare il senso di abbandono che ho vissuto in questi nove anni”. E parlando dell’impegno di Nistri a chiedere l’autorizzazione a costituire eventualmente l’Arma come parte civile nel processo per depistaggio sulla morte di Stefano, la sorella sottolinea: “So che nulla è ancora deciso. E che in ogni caso bisognerà attendere la richiesta di rinvio a giudizio per gli otto ufficiali indagati per il depistaggio. Ma ne ho parlato con il generale Riccardi, portavoce del Comandante che mi ha assicurato come l’ipotesi sia concreta. Sarebbe bellissimo. E soprattutto, vero. Perché, come scrive Nistri, mio fratello è morto ma ad essere lesa, insieme alla sua vita e a quella della mia famiglia, è stata anche l’Arma e i suoi centomila uomini cui la lettera fa riferimento”. “Queste scelte danno fiducia. Lo Stato deve, a fronte di provati comportamenti infedeli dei suoi uomini, far capire che non sta a guardare e che sanziona. Chi sbaglia, paga” scrive su Twitter Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia. (PO / Roc)