“In nessun altro Paese europeo c’è un governo che gode del sostegno dell’elettorato e del Parlamento solido come in Italia. La maggioranza ha un grande capitale politico, e quindi una grande responsabilità, che deve mettere al servizio della crescita”. Così il ministro dell’Economia Giovanni Tria, in un’intervista a Repubblica, alla vigilia del Documento di economia e finanza. E precisa riferendosi agli articoli di retroscena dei giornali: “Nessuno mai, in Consiglio dei ministri, è venuto a dirmi le cose che leggo”, “è chiaro che ci sono pressioni sui politici e loro cercano di rispondere in qualche modo”. Le dimissioni? “Mai pensate e mai minacciate, anche perché quando ci si dimette davvero lo si fa senza minacciarlo prima. L’unico motivo per cui potrei pensare alle dimissioni è per andare un po’ in vacanza. Ma, scherzi a parte, il mio posto – fino a quando sono utile – è stare al governo”. E sottolinea: “C’è un potenziale di stabilità politica che altri Paesi non hanno e che il governo deve sfruttare in pieno per favorire la crescita”, “l’importante è che ci sia una sintesi dei programmi e che alla fine il risultato porti alla crescita. Ovvio che ci siano, come si dice in gergo politico, ‘sensibilità diverse’, ma non è detto che queste sensibilità si oppongano alla crescita”. Tria sostiene anche che “già nel 2020 il gap di crescita tra l’Italia da una parte e la Germania e l’eurozona dall’altra, si ridurrà. E poi, qualunque cosa si possa pensare della legge di bilancio per il 2019, compreso il reddito di cittadinanza e quota 100, questa non ha ovviamente ancora dato i suoi effetti. Bisognerà aspettare la seconda metà dell’anno per vederne qualcuno, così come per vedere gli effetti delle misure urgenti per la crescita che spero siano approvate questa settimana”. Ci sarà la flat tax nel testo del Def come vuole Salvini? “Il Def sarà essenzialmente a legislazione invariata, tranne l’impatto delle misure sulla crescita che stiamo varando. Si specificherà che si sta lavorando perché la legge di Bilancio accolga una continuazione della riforma fiscale nella direzione del programma di governo e nel rispetto dei vincoli di finanza pubblica fissati nello stesso Def che stiamo varando. Evidentemente si tratta di una manovra complessa che dovrà toccare sia il lato delle entrate sia il lato delle spese”. Dunque per fare la flat tax, da 12-15 miliardi, bisognerà tagliare simmetricamente le spese? “Gli obiettivi di finanza pubblica fissati dal Def sono quelli entro cui si dovrà operare”. (9 apr – red)