Roma, 10 apr – Secondo il censimento del 2017 ed i dati pubblicati dall’Aire, la popolazione italiana residente oltre i confini nazionali ha raggiunto oltre 6 milioni: un trend migratorio in costante crescita a cui si contrappone un quadro nazionale in costante declino demografico. “I nostri connazionali all’estero sono una forza trainante determinante per l’economia del Paese, promuovendo il Sistema-Italia, stabilendo primati nei più svariati campi e contribuendo, inoltre, ad inviare costantemente un ingente flusso di liquidità in valuta pregiata attraverso le rimesse. Compito delle Istituzioni è sì rilevare il potenziale e l’apporto da essi assicurato, sostenendolo ed incentivandolo, ma altresì ricordarsi dei concittadini in stato di bisogno” afferma Nicola Carè, deputato Pd eletto in Australia che ha presentato a fine marzo una proposta di legge per l’estensione dell’assegno sociale agli italiani all’estero che, ricorda, “spesso, in molti si sono trovati a risiedere in paesi privi di accordi bilaterali con il nostro: hanno subito discriminazioni lavorative e sociali. La creazione di un adeguato sistema previdenziale per le fasce di popolazione più deboli, è la conseguenza di un periodo storico, principalmente legato agli anni Sessanta, in cui tanto doveva ancora compiersi in materia di diritti civili. L’Unione Europea appariva ancora in divenire e molti provvedimenti erano affidati ai singoli stati: concertazione e collaborazione a livello internazionale erano lontane da raggiungersi. Il problema è spesso stato ignorato e per molti anni nulla è stato fatto, nonostante le proteste e gli inviti giungessero da più fronti”. E conclude: “Questa proposta di legge è un imperativo categorico: un obiettivo della buona politica per sostentare le fasce di popolazione più fragili. Un essenziale principio di civiltà democratica è dunque introdurre quanto prima questo emolumento sociale minimo, estendendolo ai cittadini italiani residenti all’estero che ne posseggano i requisiti”. (red)