Roma, 10 apr – Per questo “abbiamo intenzione di contattare tutti i candidati e chiedere loro di sottoscrivere il documento e un impegno a portare avanti i temi”. Impegno raccolto subito da Anna Ascani, che si è impegnata “a chiedere a tutti i candidati del Partito democratico di sottoscrivere l’appello: l’asticella dell’1% del bilancio Ue per la cultura non è neanche troppo alta” soprattutto in un paese come l’Italia “in cui la culture produce il 3% del Pil nazionale, non chiede assistenza ma riconoscimento come vettore di sviluppo”. Con lei Rossella Muroni, di Leu, che aspica “una campagna elettorali che parli di cultura, oltre che politica e di economia, perché il problema dell’Europa è che abbiamo un mercato comunque ma manca un’anima europea, un sentirsi cittadini d’Europa. La cultura può essere antidoto al razzismo, alla marginalizzazione delle periferie, se intesa non come appiattimento ma come arricchimento”. Messaggio raccolto anche da +Europa con Alessandro Fusacchia, eletto all’estero, che ammonisce: “Dobbiamo lavorare sulla domanda di culturale prima ancora che sull’offerta intervenendo sulle scuole, e organizzare il primo sciopero della cultura: facciamo capire cosa succede al Paese se all’improvviso si ferma la cultura”. Per Luigi Gallo di M5S, capogruppo in commissione Cultura, “siamo schiavi di uno sviluppo materiale, pesante, mentre oggi lo sviluppo andrebbe associato all’industria immateriale, alla cultura, alle autostrade digitale, alla creatività”.
(Po / Sis)