Londra – Quando un organo specializzato del nostro corpo – come il cuore, il fegato o i reni – ha un danno acuto, a causa ad esempio di una malattia, di un’intossicazione o di una ferita, due tipi di cellule entrano in gioco per aiutarlo a ripristinare le sue funzioni. Alcune, altamente specializzate, replicano il loro Dna (endoreplicazione) e aumentano la loro quantità di lavoro che va a sostituire quello delle cellule morte. Altre, invece, in quantità minore, sono non programmate e si comportano come cellule staminali: sono capaci di dividersi e di sostituire così i tessuti danneggiati o perduti Questo nuovo scenario sulle “unità di crisi” del nostro corpo emerge da una revisione di numerosi studi scientifici, firmata da un gruppo di ricerca fiorentino guidato da Paola Romagnani, docente di Nefrologia presso l’Ateneo fiorentino e responsabile della Nefrologia e Dialisi dell’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer. Lo studio – il cui primo firmatario è Elena Lazzeri, docente di Scienze tecniche di medicina di laboratorio – è stato pubblicato su Trends in Molecular Medicine. Così si lege sul sito dell’Università di Firenze. (9colonne)