Roma, 11 ott – Uno degli enigmi più intriganti e ancora irrisolti della moderna astronomia nei raggi gamma è la ricerca di controparti a bassa energia – tipicamente nella luce visibile e nelle onde radio – di sorgenti di raggi gamma non identificate. Le sorgenti non identificate costituiscono circa un terzo di tutti gli oggetti celesti rilevati fino ad oggi dal satellite Fermi della NASA, dedicato allo studio dell’universo nei raggi gamma e lanciato nel 2008.
I blazar sono galassie estremamente rare, alimentate da un buco nero supermassiccio che si trova nelle loro regioni centrali. Il buco nero attira con la sua formidabile forza gravitazionale la materia intorno a sé e ne accelera una parte sparandola letteralmente verso l’esterno a velocità prossime a quella della luce sotto forma di un potente getto che punta verso la Terra. Le particelle accelerate in questi getti possono emettere radiazione fino ai raggi gamma più energetici, che può essere così captata nell’ambiente terrestre, e quindi anche dagli strumenti a bordo del satellite Fermi.
Poiché la più grande popolazione di sorgenti di raggi gamma conosciute sono blazar, gli astronomi ritengono che anche la maggior parte delle sorgenti di raggi gamma non identificate possa essere ricondotta a emissioni di blazar. Così, diversi astrofisici di tutto il mondo hanno recentemente sviluppato vari metodi per cercare candidati blazar, utilizzando osservazioni a diverse frequenze e procedure statistiche. Tuttavia, gli astronomi possono confermare la natura di queste sorgenti solo osservandole alle frequenze della luce visibile, le stesse a cui sono sensibili i nostri occhi. (BIG ITALY / SEGUE)
