Bolzano, 11 ott – Pochi gli altoatesini che lavorano all’estero che hanno voglia di tornare. É quanto emerge da una ricerca dell’associazione “Sudstern”. Promossa la qualità della vita, l’offerta per sport e tempo libero e la scuola. Bocciati il costo delle case, la formazione e il sistema sanitario. E per informare chi lavora fuori dall’ Alto Adige, la Camera di Commercio istituirà uno sportello unico. Sono 2.960 gli altoatesini che lavorano all’estero e che fanno parte della rete dell’ associazione “Südsterne”, con 60 sezioni sparse un po’ ovunque. Dopo quella del 2014 – scrive il Corriere dell’Alto Adige nell’edzione del weekend – , una nuova inchiesta, su base anonima, ha cercato di capire in quanti hanno voglia di rientrare in Alto Adige. La ricerca, condotta dal professore Kurt Matzler, in collaborazione con la Cassa di Risparmio e la Camera di Commercio, tra i mesi di maggio e giugno, su un campione di 365 persone in 31 Paesi. Di questi solo il 7% ha espresso la volontà di tornare a lavorare entro l’ anno in Alto Adige. La maggioranza sono gli indecisi, mentre un 27% non è proprio intenzionato a tornare. La ricerca ha toccato anche il tema della pandemia: tanti infatti sono tornati, per esercitare la propria attività per qualche mese in smart working. (Kgn)
