Isernia, 11 ott – Venafro, affascinante borgo molisano, sorge in un territorio abitato fin dalla preistoria, come testimoniato dagli utensili e dalle armi ritrovate nei dintorni del paese. Circondato dai due massicci del Matese e delle Mainarde ed attraversato dal fiume Volturno, Venafro fu terreno di pascolo per il misterioso popolo dei sanniti, del cui passaggio rimangono i resti di mura megalitiche sul monte S. Croce. Ai sanniti subentrarono i romani, che lasciarono un’impronta indelebile su Venafro. Oltre all’Acquedotto Romano, regolato dalla cosiddetta Tavola Acquaria emanata dall’imperatore Augusto per regolare gli acquedotti, di particolare interesse anche la Venere di Venafro, famosa statua custodita oggi dal Museo Archeologico S. Chiara di Venafro e rinvenuta negli anni cinquanta nelle vicinanze dell’anfiteatro romano. Quest’ultimo è un complesso che da molti secoli viene chiamato “Verlasce”, oggi perfettamente incastrato nell’assetto urbano. Perduta la sua funzione originaria di anfiteatro romano, il “Verlasce” diventa il centro di una economia pastorale e contadina che dal Medioevo in poi vi si sviluppa. Tutto l’impianto urbano medievale, infatti, dipende direttamente dal preesistente tracciato cardo-decumanico romano, come nel caso della “via per dentro”. Tanti sono i luoghi di interesse da visitare che si sono accumulati durante la lunga storia di Venafro: dal teatro romano (da non confondere con l’anfiteatro) a Castello Pandone dalle torri maestose, costruito su una fortificazione megalitica trasformata successivamente nel mastio longobardo, dalle mura ciclopiche alla Torre del Mercato, dove abitava probabilmente il Capitano del Popolo di cui si parla negli Statuti di Venafro, passando per la Villa Comunale situata nella zona delle fontane, il Cimitero Francese del 1945 costruito dal Genio Militare Francese e la Casa Comunale che ospita il Circolo Leopoldo Pilla e la stanza del Sindaco dalla volta affrescata. Interessante anche la Torricella, che secondo una leggenda al suo interno custodisce il tesoro del diavolo. Molti anche i luoghi di interesse religioso: la Cattedrale, la cui costruzione si perde nelle origini del Cristianesimo, la Madonna della Libera, dedicata alla figlia adulterina di Cerere a cui venne dedicato un tempio trasformato poi in piccola chiesa, e la Basilica di San Nicandro, dove tradizione vuole sia stato ritrovato il sarcofago contenente le reliquie di San Nicandro. Tra le numerose chiese del territorio di Venafro, spiccano la Chiesa e il Convento del Carmine e la Chiesa del Purgatorio. Delle radici culturali locali, invece, restano varie eco nelle tradizioni locali: dalle varie feste religiose alle fiere, tra cui la famosa “r’ la Cuncètta”, passando per le tradizioni come i “favor r’ San Giuseppe” (falò di san Giuseppe) del 19 marzo, la “corsa ri ciucc’” (corsa degli asini), i “carr r’ Carnval” (Carri di Carnevale), la “rotta r’ l’ p’gnat” (rotta delle pignatte) e “gl’albr r’ la cuccagna” (l’albero della cuccagna). Da assaporare anche i piatti della cucina tipica, come “i v’scuott” (il tarallo), i “L’nocch” (le chiacchiere napoletane), la pastiera di riso, i dolci di Capodanno “C’ciariegl’” (piccoli ceci), il baccalà “alla m’ntanara” da “m’ntan” (frantoio), la “pulenta ch’ì caurigl” (polenta verde) e molti altri. Gustare i sapori locali è un modo perfetto per terminare la scoperta di Venafro e del suo passato.
COME ARRIVARE: L’aeroporto di Napoli Capodichino è quello di riferimento (80 km). La stazione ferroviaria si trova sulle linee ferroviarie Roma – Campobasso e Napoli – Campobasso. In automobile da nord: percorrere l’A1 verso Napoli, uscire a San Vittore e seguire le indicazioni; in automobile da sud: prendere l’A1 verso Roma, uscire a Caianello e seguire le indicazioni.
ALTRI LUOGHI DA VISITARE: La posizione del borgo è perfetta per esplorare il Parco Regionale del Matese, con le sue magnifiche passeggiate tra Campo Rotondo, Cascata del Lete, Lago di Gallo e Lago del Matese. Da vedere anche l’affascinante Castello Gioia Sannitica.
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