“Oggi
siamo privi di un sistema di soggetti politici in grado di interpretare
la nuova stagione della vita democratica. Quello che abbiamo è in gran
parte residuo della prima Repubblica, salvo “l’unica vera novità della l’unica vera novità,
rappresentata da Berlusconi, il quale ha costruito il modello del
partito-impresa della comunicazione. Comunque lo si voglia giudicare è
un fenomeno moderno, anche se non sempre la modernità è positiva di per
sé”. A parlare è il ministro degli Esteri Massimo D’Alema in una
intervista a Pol.is ripresa questa mattina dal Corriere della Sera.
D’Alema indica il Pd come soluzione: il “primo grande tentativo – dice
– di innovazione. Non è un caso che susciti tante aspettive”. In merito
alla sinistra radicale il vicepresidente del Consiglio ammette
l’esistenza di un problema ma si dice anche convinto che la frattura
sia frutto di “una chiave di lettura imposta dalla grande stampa” che
punta a “rendere impossibile la convivenza”: un “neocentrismo
tecnocratico” che mira ad “addomesticare” una parte del centrosinistra
con l’obiettivo di “togliere di mezzo qualcuno”. Massimo D’Alema
riserva comunque un giudizio positivo a Rifondazione Comunista che ha
avuto – a suo dire – “una condotta saggia e prudente”.