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ALLARME BCE: CRISI MUTUI, DOPO GLI USA A RISCHIO ANCHE L’EUROPA

it@withub.it by it@withub.it
9 Agosto 2007
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Francoforte, 9 ago – Come nell’episodio della Bibbia, da cui deriva l’espressione, pare che dopo un periodo di vacche grasse, il mercato del credito stia per entrare nella fase delle vacche magre. Il monito arriva dalla Banca centrale europea: “E’ possibile che la crisi dei mutui ipotecari Usa si estenda in Europa”. In un articolo dedicato alla “stabilità finanziaria e ai leveraged buyout ” cioé alle scalate finanziate con i prestiti, pubblicato oggi nel consueto Bollettino mensile, la Bce ha ammonito: “Il mercato mondiale dei prestiti a elevata leva finanziaria, ivi compreso un ampio segmento europeo, mostra alcune analogie con il mercato statunitense dei mutui ipotecari di qualità non primaria, sub-prime, che potrebbero dar adito a timori per la stabilità finanziaria nel caso di una svolta avversa nel ciclo del credito”. In altri termini il timore è che la crisi americana dei mutui non onorati possa innescare una sorta di effetto domino sui mercati europei e che ciò che è avvenuto negli Usa per chi finanziava in maniera sconsiderata i mutui, possa avvenire in Europa per chi ha finanziato avventatamente i leverage buyout. Insomma gli investitori, quelli che prima sostenevano a scatola chiusa i prestiti per finanziare le scalate, per “avversione al rischio”, potrebbero squagliarsela, lasciando nei guai gli acquirenti e le banche che li hanno finanziati. Non c’è ancora il pericolo del “credit crunch”, ovvero di una crisi generalizzata di liquidità del sistema, ma la crisi dei mutui subprime americani – quelli elargiti per anni anche ai clienti più a rischio – si sta estendendo anche in Europa. Mentre il bollettino della Bce metteva in guardia e dava l’allarme, la banca tedesca Ikb che si era pesantemente esposta con i mutui ipotecari Usa, ne stava già facendo le spese. Oggi la Bundesbank, la Banca Federale tedesca, ha convocato una riunione per discutere i dettagli di un piano di salvataggio da 3,5 miliardi di euro. Sempre oggi Bnp Paribas, uno dei giganti della finanza francese, ha sospeso l’attività di tre fondi, del valore totale di 1,6% miliardi di euro, anch’essi pesantemente esposti coi mutui a rischio statunitensi. E se il capitombolo della Bnp Paribas ha scosso i mercati internazionali, anche l’allarme della Bce ha fatto tremare le Borse. “Teniamo sotto osservazione questi mutamenti del clima di sfiducia”, ha notato la Bce. A conferma che non si tratterebbe solo di una premonizione lo dice il fatto che i banchieri di Francoforte hanno fatto, oggi, l’immissione di liquidità più grande mai svolta dalla banca centrale: 94,841 miliardi di euro, una mole di liquidità seconda solo a quella immessa sul mercato subito dopo l’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001. La Bce in due giornate, il 12 e il 13 settembre 2001, immise 109 miliardi di euro. La liquidità immessa oggi, andrebbe a sostegno delle banche europee che rischiano una rarefazione della liquidità per l’estensione della crisi dei mutui. Un’operazione, quest’ultima, che dovrebbe consentire di calmare i mercati.

Anche se il caso europeo è diverso da quello americano, poiché si tratta di prestiti “più sofisticati” – fa notare Eurotower -, ugualmente potrebbe ritorcersi contro le banche che hanno effettuato i prestiti e, in caso di shock, “potrebbe avere potenziali conseguenze per numerose istituzioni contemporaneamente”. La paura della Bce è che “una flessione del mercato possa esporre molti a condizioni di mercato che non erano state prese in considerazione nelle transazioni originali in termini di prezzo. Ad esempio, tassi di interesse di mercato più elevati potrebbero diminuire la copertura delle operazioni esistenti, spingendo forse alcuni di essi all’insolvenza”. Intanto anche la Federal Reserve ha eseguito un’iniezione di liquidità per 12 miliardi di dollari attraverso un’asta di rifinanziamento di 14 giorni. Anche la Banca centrale Usa si è mossa per cercare di contenere le paure dei mercati riguardo a una crisi di liquidità. Intanto l’euro chiude in deciso ribasso contro il dollaro e lo yen, indebolito dai timori dell’estensione della crisi dei mutui subprime.

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