Milano, 23 gen – I
neuroeconomisti scendono in campo contro la bufera finanziaria che si è
abbattuta sui mercati di tutto il mondo.
è un mercato di emozioni, dicono, non di azioni. Se fisici e matematici stanno
scoprendo le leggi statistiche che determinano i crac finanziari su grande
scala, i neuroeconomisti studiano invece la mente, sostenendo che i meccanismi
che dettano decisioni di tipo economico sono gli stessi che scattano quando
l’individuo deve nutrirsi, drogarsi o fare sesso. Come ha più volte dichiarato
André Kostolany, un noto operatore finanziario, solo il 10 per cento di quello
che accade sui mercati finanziari è legato all’analisi dei dati, il resto è
psicologia. Il panico che ha paralizzato le borse lunedì scorso ne è un
esempio. Parola del capo dell’Hypo-Real-Estate George Funke: le azioni della
sua banca sono precipitate del 30% in una sola settimana a causa dell’effetto
subprime. E’ la econofisica a spiegare il comportamento degli agenti economici
davanti a questi fenomeni di cambiamento. La teoria è facile, addirittura
troppo: si devono comprare azioni quando sono basse e venderle quando sono
care. Perché la gente compra quando i titoli sono cari e vende quando tutti
vendono? “Quando si tratta di sesso e denaro, si dovrebbe usare il cervello”,
ha scritto Jason Zweig, giornalista americano nel suo ultimo libro “Your money
& your brain” che tratta della neuroeconomia. “Gli investimenti economici –
aggiunge – sono l’unica attività nella quale la gente intelligente si sente
idiota”. Alla base del meccanismo psicologico ci sono due forti sentimenti:
avarizia e paura. Non esiste razionalità, gli investitori sovrastimano le loro
capacità. Un altro inganno è la necessità di armonia: agli investitori costa
riconoscere gli errori. Il meccanismo è sempre lo stesso: si passa dal panico
all’euforia, segnala Gunter Schnabl, professore dell’Università di Lipsia.
Quanto al crac attuale, i guru la spiegano sostenendo che la politica del
tenere bassi gli interessi e il denaro poco caro portata avanti dalla Federal
Reserve dopo gli attentati dell’11 settembre ha solo posticipato la crisi.
Secondo il matematico, Bartolo Luque Serrano, l’ipotesi del mercato efficiente
è la più adottata, ma la meno creduta. Sulla base di questa teoria tutte le
informazioni suscettibili di essere conosciute dal sistema dovrebbero essere
incorporate ai prezzi: ciò presuppone che il sistema, composto da una massa
indistinta di compratori e venditori di azioni, sia come un computer perfetto.
Nulla di più irrealistico sostengono Bartolo Luque Serrano e il suo collega Lucas
Lacasa Saìz de Arce. Fu J. M. Keynes a comparare il comportamento degli
operatori finanziari a quello dei partecipanti a un concorso di bellezza. La
vincitrice non sarà la più bella, ma quella che la maggioranza pensava fosse
scelta.