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DRAGHI, LEONI, SERPENTI E UN GATTO: E’ LO ZOO DEL VATICANO

it@withub.it by it@withub.it
25 Gennaio 2008
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Roma, 25 gen – Un “safari” nella Basilica Vaticana:
sembrerebbe una proposta scherzosa, ma è in realtà un modo per cogliere la
magnificenza di San Pietro con uno sguardo insolito e curioso. Il primo
catalogo degli animali de “Lo zoo sacro vaticano” è l’omonimo volume appena
edito dal Consiglio nazionale delle ricerche, opera dello studioso Sandro
Barbagallo, che raccoglie e analizza questo bestiario scolpito e dipinto. Il
monumento emblema della cristianità, infatti, è “popolato” non solo da
Apostoli, Santi e Papi realizzati da artisti di tutti i tempi, ma anche da una
ricchissima fauna, domestica, feroce o fantastica, che richiama simboli,
allegorie, miti, storie sacre. Circa 500 api, 470 colombe, 100 draghi, 38
leoni, 35 aquile, 24 serpenti, 15 agnelli, 7 delfini, 4 cani, 3 pipistrelli, 2
lucertole, un gatto, un coccodrillo, un unicorno. Da questo lavoro edito dal
CNR, unico nel suo genere, emerge che la fauna presente nella Basilica ha una
funzione per il 90% simbolica o allegorica e solo per il restante 10% puramente
decorativa. Sono ben 67 le ‘specie’ diverse censite e riccamente illustrate nel
libro. A partire dalla piazza antistante la Basilica, spiccano: i delfini della fontana del
Bernini, assurti a simbolo del Cristo Salvatore dalla fine del secolo II,
proprio quali salvatori di naufraghi; il porco messo al guinzaglio da Antonio
Abate, a indicare le tentazioni sconfitte del Santo; il cane di San Vito sul
colonnato, simbolo di fedeltà; l’aquila e il drago nello stemma Borghese sulla
facciata, la prima rappresentazione del Cristo trionfante, il secondo di
perspicacia e prudenza, ma anche della vigilanza dei luoghi sacri; il serpente
della Prudenza nell’Atrio rimanda invece al Vangelo di Matteo, “ecco: vi mando
come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici
come le colombe”. Ai piedi della Scala Regia troviamo poi il cavallo di
Costantino, nel baldacchino la lucertola, nella navata centrale l’unicorno,
animale che non si lascia prendere, se non per mano d’una vergine, in quella
laterale, il leone custode dei luoghi sacri del Monumento a Papa Clemente XIII.
Se sono più prevedibili le 470 colombe, simbolo dello Spirito Santo e citate in
tanti episodi delle Sacre Scritture come il Battesimo di Gesù, colpisce che
l’animale più rappresentato in assoluto siano le api, ad esempio le molte poste
alla base del baldacchino: “Richiamano l’industriosità, la fatica, la tenacia e
l’eloquenza – spiega Barbagallo – da collegare allo stemma dei Barberini, tra i
committenti della Basilica”. Titolare questo ‘bestiario’ di San Pietro “Lo zoo
sacro vaticano” non è una battuta irriverente, ma la citazione di un aneddoto
preciso. “L’artista Emilio Greco, presentando il bozzetto del monumento a papa
Giovanni XXIII – racconta ancora lo studioso – suscitò il disappunto del
cardinale Mario Nasalli Rocca a causa della presenza di un cane. Ma Giovanni
Fallani, presidente della Commissione per la Tutela dei Monumenti Storici e Artistici della
Santa Sede, rispose: ‘In San Pietro, ci sono talmente tanti animali, che è quasi
uno zoo sacro’”. Il libro analizza anche il pregiudizio verso gli animali che
può aver ispirato le parole del cardinale, “la cui radice va ricercata nel
fraintendimento di quanto scrive la
Bibbia
, nella quale l’uomo sembra invitato a dominare gli
animali” conclude Barbagallo. Ma grazie alla favolistica umanizzante di Esopo o
Fedro, e ai pitagorici, ancor prima dei cristiani, sostenitori della bontà
anche verso gli animali, “molti di essi sono entrati nell’immaginario
collettivo e nell’iconografia tradizionale, tanto da divenire archetipi della
cultura occidentale”.

(Cog)

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