Roma, 18 feb – Gli italiani spendono per lo sport quasi la
stessa cifra destinata a combustibili ed energia, leggermente in più rispetto
alle spese per la carne e a quelle per la salute, più del doppio delle spese di
comunicazione, il triplo delle spese per l’istruzione. Insomma, l’industria
dello sport, così come gran parte delle altre attività del tempo libero, si è
ormai inserita stabilmente tra i settori trainanti dell’economia italiana. Lo
spiega uno studio condotto dalla Cgil, che sottolinea come nel corso del 2001
le famiglie italiane abbiano destinato allo sport circa il 4% della loro spesa
annua totale che si traduce, sempre nel periodo di riferimento, in un’incidenza
sul Pil di circa il 2,5%. Insomma il sistema sportivo gode di ottima salute: il
fatturato del 2001 è stimabile in circa 31,6 miliardi di euro, con un
incremento del 30% in cinque anni. Una cifra che rappresenta la somma di quanto
è stato speso dalle famiglie, dal settore pubblico e dalle aziende, con
l’aggiunta delle esportazioni nette di beni e servizi sportivi. L’inchiesta,
portata avanti con la compilazione di un questionario anonimo, somministrato in
particolare nel corso della fiera di settore Rimini-Wellness – dal 16 al 19
maggio scorsi – oltre che su tutto il territorio nazionale, ha dimostrato che
il valore aggiunto sull’economia italiana direttamente o indirettamente
attribuibile allo sport è superiore a quello prodotto nei settori “prodotti
chimici e farmaceutici”, “prodotti in metallo”, “macchine agricole ed
industriali”, “mezzi di trasporto” e “comunicazioni”, ed è sostanzialmente
uguale a quello del settore “prodotti alimentari, bevande e tabacco”.
(Gco)