Washington, 27 feb – E’ stata condannata a pagare una multa
stellare Toni Lucy, una ex reporter del quotidiano USA Today che si è rifiutata
di rivelare una fonte confidenziale a un tribunale statunitense.
giornalismo alla West Virginia University, fu una dei giornalisti che
indagarono sugli attacchi all’antrace che sette anni fa colpirono numerose
redazioni e uffici politici negli Stati Uniti e che fecero cinque vittime. Fra
di esse c’era il 63enne di nazionalità britannica Robert Stevens, grafico del
tabloid settimanale The Sun, presente al momento dell’apertura di una delle
buste all’antrace nella sede del National Enquirer (testata gemella del Sun) in
Florida. In seguito a quell’episodio, molti quotidiani americani fecero il nome
dell’ex scienziato dell’esercito Steven Hatfill come un personaggio al quale
gli inquirenti erano “interessati”. L’uomo non fu mai però formalmente
accusato. La stessa sorte non è però toccata ai giornalisti che si occuparono
del caso: Hatfill, che all’epoca fu descritto come un esperto di bioterrorismo,
ha infatti denunciato il governo statunitense perché la sua reputazione è stata
danneggiata dalle informazioni filtrate ai media. Il tribunale chiamato a
decidere sulla vicenda ha dunque ordinato ai giornalisti che hanno fatto il
nome di Hatfill di rivelare le fonti dalle quali hanno ottenuto l’informazione,
ma i reporter si sono rifiutati. Col risultato che una di loro, Toni Lucy, è
stata incriminata per oltraggio alla corte e condannata a pagare una multa di
500 dollari al giorno per i primi sette giorni, poi di 1000 dollari al giorno
per la settimana seguente e di 5000 sterline al giorno per la terza settimana
di “reticenza”. Ciò significa che se la giornalista persisterà nel suo intento
di non rivelare la propria fonte, si troverà a dover pagare oltre 45.000
dollari di multa. Ma non è tutto: il giudice ha infatti ordinato che
finanziariamente da terzi, in particolare dall’editore di USA Today e
dall’università presso la quale lavora attualmente. La donna, che guadagna
75.000 dollari l’anno, ha dichiarato che la multa la potrebbe portare sull’orlo
della rovina. Inutile dire che il caso ha creato grande scompiglio nel mondo
dell’informazione americana, ed è stato interpretato da molti come l’ennesimo
tentativo di imbavagliare i media. In anni recenti infatti sono stati molti i
casi nei quali i tribunali hanno fatto pressioni più o meno forti sui
giornalisti perché rivelassero le fonti di articoli su temi ritenuti
politicamente scomodi. Lucy Dalglish, direttore esecutivo del Comitato dei
Giornalisti per
di Stampa, ha dichiarato che “se si continuerà in questa direzione, diventerà
rischioso per i giornalisti in futuro scrivere su qualsiasi persona sospettata
di un crimine che non è stata arrestata”. Da parte sua Judith Miller, la
reporter del New York Times che ha passato 85 giorni in prigione per essersi
rifiutata di rivelare la propria fonte su una fuga di informazioni riguardante
molti modi per intimidire o imbavagliare un giornalista. Una tattica deprimente
è quella di sbatterli in prigione per essersi rifiutati di rivelare una fonte
confidenziale. Ma oggi c’è un’alternativa: rovinarli finanziariamente”. (Sce)