Roma, 14 mar – Dal 19 gennaio scorso i gesuiti hanno un nuovo Padre generale: Adolfo Nicolas ha sostituito Peter-Hans Kolvenbach alla guida della Compagnia di Gesù. Padre Nicolas, nato in Spagna 72 anni fa, ha vissuto per oltre quarant’anni in Asia, in Giappone prima e nelle Filippine poi. Una “figura di sintesi tra Occidente e Oriente”, come è stato definito all’indomani della sua elezione. Popoli, mensile internazionale dei gesuiti italiani, pubblica sul suo sito la prima intervista rilasciata da Adolfo Nicolas dopo l’elezione. Si tratta di una lunga conversazione con tre gesuiti dell’Equipe di comunicazione della 35esima Congregazione generale, registrata il 10 febbraio scorso e messa a disposizione delle comunità e delle principali riviste legate alla Compagnia. Per la prima volta padre Nicolas, chiamato “Papa nero” per il colore della tonaca che indossa e perché viene eletto a vita come il Pontefice, si racconta al grande pubblico, partendo dall’infanzia nella Spagna della guerra civile, caratterizzata da continui trasferimenti da un villaggio a un altro: “Un’esperienza dolorosa”, ammette, che poi però si è rivelata fondamentale: “Quando ti muovi in altre culture e comprendi che la gente vive esperienze che sono totalmente diverse da quelle che tu hai vissuto, allora ti trovi più pronto ad ascoltare e a cogliere non solo le parole ma anche la musica dell’esperienza degli altri”. Nicolas parla anche della sua predilezione per l’aspetto pastorale della missione in Asia, specialmente nei quartieri più periferici delle metropoli, luogo di concentrazione di immigrati: “È lì che noi possiamo imparare molto e diventare religiosi migliori, perché la gente con cui entriamo in contatto ci dona un assaggio di realtà”. Un insegnamento che Adolfo Nicolas ha recepito da Pedro Arrupe, Generale negli anni ’60 e ’70 e anch’egli missionario in Giappone: “Padre Arrupe insisteva molto sul contatto con la gente. Anche presso