Milano, 17 mar – Un giorno di ospedalizzazione costa al
Servizio sanitario nazionale tra i 400 e i 600 euro. Il costo di un vaccino
antinfluenzale comprato privatamente in farmacia oscilla tra i 10 e i 20 euro,
mentre il Ssn, per i vaccini che acquista e mette a disposizione degli aventi
diritto, spende circa il 50% in meno. Questi pochi dati elaborati da Cergas
Bocconi, dovrebbero essere sufficienti per convincere l’opinione pubblica
sull’importanza di vaccinarsi contro l’influenza che, cambiando nome e
pericolosità. Minori costi a carico della sanità pubblica e quindi delle nostre
tasche di contribuenti, minore congestione e maggiore efficienza degli ospedali
presi d’assalto per le conseguenze dirette e indirette che l’influenza può
causare, soprattutto nelle categorie più esposte come bambini e anziani. “Si
tratta di un fenomeno sul quale esistono pochi dati sistematici”, dice Paolo
Tedeschi, docente del Centro di ricerche sulla gestione dell’assistenza
sanitaria e sociale (Cergas) dell’Università Bocconi, “poiché estremamente
variabile per numero e gravità delle persone colpite. Se si prendono in esame
gli anni dal 1999 al
continua, “si può vedere come il punto minimo di casi di influenza registrati
in Italia sia stato di 1,4 milioni nel 2006-2007, anno caratterizzato da un
inverno poco rigido, mentre il picco più elevato sia stato toccato nel
2004-2005 con 5,5 milioni di casi”. Numeri così rilevanti hanno un impatto
economico importante sui costi sanitari, sia in termini di costi diretti
(farmaci, ricoveri, visite), sia in termini di costi indiretti (assenze dal
lavoro e conseguente calo di produttività).“In Europa circa il 10% delle
assenze dal lavoro sono determinate dall’influenza”, riprende Tedeschi, autore
con Alberto Matteelli, dell’Università degli studi di Brescia, del volume
Pandemia influenzale, “con un costo in termini di mancata produttività compreso
tra gli 8,4 e i 12,9 miliardi di euro”. Poiché il costo medio del vaccino in
Europa è stimato in 13,86 euro, calcolatrice alla mano si può facilmente notare
che, se si vaccinassero tutti i circa 500 milioni di cittadini europei, si
spenderebbero 7 miliardi di euro, cifra comunque inferiore alla perdita di
produttività. Perdita che, non va trascurato, si concentra soprattutto in pochi
mesi, con il rischio di mandare in tilt aziende, uffici e poli produttivi. Ma
ci sono altri dati (fonte Influnet e Inps) egualmente significativi e relativi
all’Italia: nel 2006, per esempio, oltre 4.800.000 lavoratori si sono assentati
per uno o più giorni a causa dell’influenza, per un totale di circa 32.275.000
giornate di assenza totali. Tali assenze sono costate complessivamente, a
carico di Ssn, famiglie, Inps e datori di lavoro, oltre 2.860.000.000 euro. La
soluzione per ovviare sia alla saturazione del sistema sanitario, sia
all’ingente costo sociale, risiede nella vaccinazione, in grado oggi di
prevenire quasi completamente, o comunque di attenuarne gli effetti, il rischio
di contrarre il virus dell’influenza. Attualmente in Italia si vaccina circa il
18% della popolazione, ma con punte del 67% per chi ha più di 65 anni. “Il dato
dei vaccinati over
prosegue Tedeschi, “è sostanzialmente in linea con quello degli altri paesi
industrializzati, inferiore a Gran Bretagna e Francia, rispettivamente al 71 e
al 68%, ma superiore a Usa (65%), Germania (48%) e Giappone (43%)”. “La spesa
sanitaria complessiva per la prevenzione in Italia (in genere, non limitata
all’influenza) è intorno al 5% della spesa sanitaria pubblica, una quota che
dovrebbe essere sensibilmente aumentata”, spiega il docente del Cergas.