Washington, 27 mar – La copertura delle elezioni primarie
Usa si sta rivelando un business troppo dispendioso per la maggior parte dei
quotidiani americani, costretti a ripiegare su notizie d’agenzia o su quanto
riportato dalle tv. Se in passato infatti i reporter seguivano i candidati in
automobile o in pullman, oggi questo non è più possibile, dato che i vari
Obama, Clinton e McCain si muovono quasi sempre in aereo e spesso a bordo di
voli noleggiati ad hoc, con biglietti
per gli ospiti che possono arrivare a costare fino a 2000 dollari. Costi che in
un’epoca di crisi strisciante sono fuori budget per la grande maggioranza delle
testate: fra i quotidiani che non hanno un inviato fisso al seguito dei
candidati figurano infatti USA Today (il più diffuso giornale degli Stati
Uniti), il Boston Globe, il Dallas Morning News, l’Atlanta Journal, lo Houston
Chronicle e il Philadelphia Journal, che in passato non avevano mai mancato di
spedire un giornalista che seguisse ogni passo dei vari concorrenti nella corsa
alla Casa Bianca, come raccontato dal celebre libro “The Boys on the Bus”, che
narra le gesta dei giornalisti al seguito dei candidati nella campagna del
degli “inviati presidenziali” a tempo pieno sono rimaste dunque solo una
manciata di testate: il Washington Post, il Los Angeles Times, il Chicago
Tribune, il Wall Street Journal e il NY Times. “A tutti piacerebbe poter essere
lì – ha commentato il caporedattore politico di USA Today – ma data la realtà
dei costi e altre priorità, semplicemente non è fattibile”. Fra i magazine,
l’unico a seguire in diretta la campagna elettorale è Newsweek, che ha spedito
un inviato al seguito di Obama e un altro in viaggio con
stimato in 30 mila dollari al mese (per ognuno). E che fine ha fatto Timothy
Crouse il reporter di Rolling Stone, che 25 anni fa scrisse “The Boys on the
Bus”? Ha confessato di seguire assiduamente anche questa campagna elettorale.
Seduto sul divano di fronte alla tv nella sua casa nel North Carolina.
(Sce)