Roma, 16 apr – L’Italia si posiziona al primo posto per
superficie in Europa per coltivazioni biologiche, con oltre un milione di
ettari, e al secondo posto nel mondo, dietro il Messico, con circa 50.000
aziende di settore. Sono alcuni dati (fonte INEA e FiBL-Forschungsinsitute fur
biologischen Landbau) che dimostrano l’attenzione del nostro Paese ai temi
della sostenibilità in agricoltura, oggetto del convegno “Avanzamento delle
conoscenze e agricoltura biologica: le nuove frontiere per il bio”, organizzato
a Roma dal Dipartimento agroalimentare del Consiglio nazionale delle ricerche,
in collaborazione con il Consiglio per la ricerca e la sperimentazione in
agricoltura (Cra) e l’Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab).
Nonostante il quadro incoraggiante delineato dai dati, c’è ancora molta strada
da percorrere per dare definitivo slancio a questo tipo di produzione. Il
fatturato complessivo del biologico in Italia, stimato in 1,5 miliardi di euro
(Coldiretti-Ispo), è pari solo al 2% del mercato dei prodotti alimentari.
Alcune tendenze sono decisamente positive: nelle scuole si è passati dalle 69
mense con pasti biologici del 1996 alle 683 rilevate nel 2007 e lo stesso trend
in crescita si registra nelle mense aziendali, passate da 896 mila pasti
biologici del
924 mila nel 2007 (Rapporto Bio Bank). “La ricerca scientifica nel settore,
però, assorbe una quota ancora molto bassa delle risorse destinate alla ricerca
in campo agricolo e agroalimentare, mettendo a rischio il trend positivo”,
avverte Mauro Gamboni del Dipartimento agroalimentare del Cnr. “E’ invece
necessario rendere più competitivi imprese e prodotti biologici, innalzando il
livello delle conoscenze, sostenendo una più mirata ricerca a carattere
interdisciplinare e incoraggiando le innovazioni tecnologiche. Per tale
ragione, ci stiamo adoperando nel promuovere collaborazioni tra mondo della
ricerca e produttori”. Nel portafoglio delle attività presentate dal Cnr
nell’ambito del convegno, occupano un posto di riguardo i nuovi biosensori
applicabili per il monitoraggio dell’inquinamento ambientale, la valutazione
della qualità dei cibi, la valorizzazione di produzioni tipiche e
l’individuazione di Ogm. “L’obiettivo dei nostri studi”, spiega Maria Teresa
Giardi dell’Istituto di cristallografia (Ic) del Cnr, “è quello di disporre di
uno strumento facilmente applicabile alla valutazione di una vasta gamma di
impatti sull’ambiente, dove l’organismo vegetale e quello microbico diventano
componenti innovativi per la sensoristica biologica”.