Washington, 2 mag –
“Medaglia d’oro” per il Dalai Lama nella classifica delle cento persone più
influenti al mondo, stilata dalla rivista americana “Time”, il leader tibetano
si aggiudica il primo posto. Ma se in Tibet si “festeggia”, a Roma è invece
polemica: tra i super vip, infatti, è assente Benedetto XVI, che fra i leader
religiosi più influenti vede davanti a sé, oltre al Dalai Lama, anche il
Patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I. Un’assenza che fa scalpore
considerando anche il successo mediatico ottenuto da Benedetto XVI nel suo
recente viaggio negli Stati Uniti. L’Italia si consola, dunque, con un’unica
presenza, quella di Sonia Gandhi, presidente dell’Indian National Congress. E
davanti all’esclusione dai 100 grandi di papa Benedetto XVI, il Vaticano
risponde quasi “snobbando” la rivista statunitense. “Mi fa molto piacere – ha
detto padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede –
che il Papa non ci sia, perché sono stati utilizzati criteri assolutamente
estranei a valutazioni sull’autorità religiosa e morale del pontefice”. “E’
difficile – ha proseguito – fare paragoni e graduatorie con caratteristiche che
sono eterogenee: ci sono attori, tennisti etc”. “Per questo – ha continuato –
trovo positivo non confondere il tipo di autorità e di servizio del Papa con
altri criteri di carattere mondano”. Il portavoce ha sorvolato ad una domanda
sul perché nella lista sia stato inserito il Dalai Lama. “E’ un discorso
diverso”, ha osservato. Nella classifica degli esclusi, anche il premier in
pectore Silvio Berlusconi “bocciato” sia come leader politico, sia come
imprenditore. Nella top 100 non c’è traccia nemmeno degli stilisti italiani o
dei nostrani personaggi dello spettacolo. Ma le sorprese della Top 100
americana, suddivisa in cinque sottosezioni (leader e rivoluzionari,
costruttori e titani, artisti e personaggi dello spettacolo, scrittori e
pensatori, eroi e icone), non si esauriscono: se Gordon Brown resiste ancora,
George Bush ricompare nella classifica, da cui era stato estromesso lo scorso
anno, ma al settimo posto. Davanti a Bush, invece, spiccano il presidente russo
Vladimir Putin in testa ai due sfidanti democratici nella corsa alla Casa
Bianca, Barack Obama e Hillary Clinton, seguiti da quello repubblicano, John
McCain. Al dodicesimo l’imam radicale sciita Muqtada al-Sadr, considerato
evidentemente più influente del leader di Al-Qaeda, Osama bin Laden, e del
presidente iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, entrambi spariti. Tra gli scrittori
compare Khaled Hosseini, autori del “Cacciatore di aquiloni”, ma di Nadine
Gordimer, la vincitrice del Nobel, non c’è ombra. Silurati anche
l’ambientalista Al Gore, Steven Spielberg e Martin Scorsese. Tra gli artisti,
spiccano Joel ed Ethan Coen, pluripremiati nell’ultima notte degli Oscar per il
film “Non è un paese per vecchi”, Bruce Springsteen, Mariah Carey, George
Clooney e, per la prima volta, Miley Cyrus, la star della Walt Disney appena
quindicenne di “Hannah Montana”. Nel gruppo “eroi e pionieri”, svetta la coppia
Brad Pitt e Angelina Jolie, seguiti da Oprah Winfrey – la star dei talk show
americani, inclusa per la quinta volta – l’atleta Oscar Pistorius, Mia Farrow,
il tennista Andre Agassi, Kakà e la leader della resistenza birmana Aung San
Suu Kyi. Tra gli scienziati, il sindaco della “grande mela”, Michael Bloomberg,
lo scienziato-manager padre della decifrazione del genoma, Craig Venter.
Infine, tra “titani”, Rupert Murdoch. Steve Jobs e Karl Lagerfeld.
(Cep)