Roma, 18 giu – Una persona su cinque tra quelle che siedono
nella stanza dei bottoni delle imprese italiane è una donna. Poche, anche se il
dato è in crescita rispetto a cinque anni fa. Queste alcune delle novità che emergono
da rapporto dell’Osservatorio sull’imprenditoria femminile di
Unioncamere-Infocamere, presentato a Roma in occasione del lancio del primo
Giro d’Italia delle donne che fanno impresa. I dati fotografano la situazione
delle imprese rosa attive alla fine del 2007, raffrontandola con il 2003. I
dati rivelano che le donne che rivestono cariche nelle imprese sono oltre 2
milioni, pari al 26,64% delle persone che detengono incarichi aziendali.
Rispetto al 2003, l’incremento delle donne al vertice d’impresa è stato
superiore a quello medio: +2,75% contro l’1,84% complessivo. Attualmente, nella
cabina di regia delle aziende italiane, siedono 140.118 tra amministratori
delegati, amministratori unici, consiglieri delegati, presidenti di consiglio
di amministrazione e presidenti di consorzio con la gonna, pari al il 20,7% del
totale. Rispetto al 2003, sono aumentate soprattutto le amministratrici uniche
(oltre 26mila in più), quindi le donne a capo dei Cda (quasi
anche l’incremento delle donne nelle cariche gestionali: dei 37mila incarichi
d’impresa a fine dell’anno scorso, 5.300 sono stati affidati a donne manager,
che rappresentano oggi 6% dei direttori generali, il 18% dei direttori ed oltre
il 15% dei direttori tecnici. Alla fine del 2007, le imprese femminili attive
erano 1.243.192, poco più del 24% di tutto il sistema d’impresa. Si tratta di
una quota ancora bassa, sostanzialmente stabile rispetto al 23,51% del 2003. Le
imprese gestite dal donne sono aumentate, tra dicembre 2003 e dicembre 2007,
del 5,84%, (il 2,25% in più rispetto alla crescita del totale delle imprese,
pari al 3,59%), a conferma della maggiore dinamicità di questa tipologia di
attività imprenditoriale. Nel quinquennio, gli incrementi più significativi si
registrano nel Lazio (+10,92%), in Sardegna (+7,88%), in Lombardia (+8,60%), in
Campania (+7,66%), in Calabria (+6,64%), in Sicilia (+6,59%). Al contrario, le
variazione percentuali negative più significative hanno interessato Molise
(-2,91%), Valle d’Aosta (-2,79%), Basilicata (-1,78%). A livello provinciale, a
fine 2007, è Roma la città con il più elevato numero di imprese femminili in
valore assoluto (61.584), seguita da Napoli (59.725) e Milano (57.199). Si
riducono le imprese femminili a Campobasso (-3,60%), Imperia (-3,30%), Aosta
(2,79%), Matera (-1,80%), Cuneo (-1,76%), Potenza (-1,76%), Pordenone (-1,50%).
Forte è anche la tendenza da parte delle imprenditrici ad “invadere” ambiti
tradizionalmente appannaggio degli uomini. Le variazioni percentuali più
elevate si registrano infatti nella produzione di energia (+59,39%) e nelle
costruzioni (+34,50%), oltre che nella sanità (+34,53%). Bene anche i servizi
alle imprese e attività immobiliari (+24,74%) e i trasporti (+23,32%).Rallenta
l’incremento delle imprese manifatturiere (+1,15%) e di quelle del commercio
(+4,01%). Si riduce ulteriormente l’agricoltura (-4,74%), ma ad un ritmo meno
insistito di quanto avvenga nel complesso delle imprese (-6,70%).
(Asc/Dpo)