Milano, 30 giu – Italiani popolo di “scooteristi”. E’ quanto
emerge dai dati presentati da Confindustria Ancma nel corso dell’Assemblea
annuale che si è svolta a Milano secondo i quali nel nostro Paese circola il
60% di tutti gli scooter europei. Nel 2007 questo segmento, da solo, ha venduto
ben 279.001 “scooteroni” (+6,5%) e 130.696 “cinquantini” (+11,9%) mentre e nei
primi 5 mesi del
messo a segno, rispettivamente, vendite per 122.653 “scooteroni” (-9,4%) e
49.685 “cinquantini” (+3,2%). Nonostante questi dati incoraggianti, i primi 5
mesi del 2008 confermano un trend sfavorevole per scooter, ciclomotori e moto,
che perdono complessivamente l’8,2% rispetto all’anno precedente (246.307 unità
vendute). Sempre nei primi 5 mesi del 2008, i veicoli immatricolati si sono
fermati a 196.622 pezzi (-10,6%), di cui 122.653 scooter (-9,4%) e 73.969 moto
(-12,6%). “Preoccupa l’andamento negativo di tutto il settore automotive – ha
osservato il presidente di Confindustria Ancma, Guidalberto Guidi – perché è
segno che la congiuntura economica sta frenando la propensione all’acquisto di
veicoli. In più, hanno pesato fortemente sul nostro settore, che pure sta
subendo perdite ben inferiori a quelle dell’ automobile, le pessime condizioni
atmosferiche dei mesi nei quali si concentra la gran parte delle vendite dei
nostri prodotti. Va però detto che abbiamo dei segnali confortanti in
riferimento al mese di giugno: il calo sembra essersi ridotto. Questo non
toglie – ha aggiunto – che il calo c’è stato e che la diminuzione della d’acquisto
degli italiani ha influito. Di contro va anche considerato che il nostro dato è
migliore di quello delle quattro ruote”. Numeri alla mano i primi mesi del
2008, dunque, sembrano non far prevedere per quest’anno i successi del 2007,
anno in cui (con 435.473 nuove immatricolazioni dei veicoli >50cc e 130.696
“cinquantini” venduti) si è consolidato il segmento scooter (+6,5%) a fronte di
un arretramento del mercato moto (-2,9%). Per rilanciare il settore, secondo
Guidi, “è necessario consentire ai motocicli di cilindrata inferiore ai 150 cc
di circolare su autostrade, tangenziali e superstrade: questo divieto è infatti
sancito da una legge che risale al 1959, quando scooter e motocicli erano molto
diversi, per prestazioni, tenuta, tecnologia e sicurezza, di quelli di oggi. Al
tempo stesso – continua – auspichiamo che venga vietato, per ovvi motivi di
sicurezza, l’uso dei caschi Dgm, dei quali già dal 2000 non è consentita la
vendita. E’ da evitare inoltre il ventilato innalzamento da
per guidare i quadricicli, che sono equiparati ai ciclomotori. Non avrebbe né
senso né giustificazione, infatti, un provvedimento di questo tipo, che
colpirebbe veicoli non responsabili dell’incremento dell’incidentalità e che
minerebbe il metodo educativo dell’approccio progressivo alla guida, secondo
uno schema bici–cinquantini-moto–auto”. E proprio il settore delle due ruote
senza motore è stato al centro dell’analisi di Ancma: il ciclo, infatti,
attraversa una crisi piuttosto grave. “I nuovi stili di vita e il costo
crescente del carburante – afferma Guidi – rendono possibile un forte sviluppo
della mobilità ciclistica. Fenomeni in crescita come il bike sharing e il
turismo in bici devono indurre anche il nostro Paese a varare una politica diretta
a promuovere l’uso dei cicli, come hanno fatto di recente Francia e Germania.
Serve però un investimento importante su piste ciclabili. Abbiamo in Italia
alcuni punti di eccellenza, come ad esempio la provincia di Trento o quella di
Ferrara, ma molte città sono indietro”.
(Mca)