Viterbo, 6 lug – “Di solito non amo sbilanciarmi, ma questa
volta è diverso: credo sia una storia ben riuscita che racconta, attraverso
un’attenta analisi interiore, un mondo psicologico interessante, un legame
forte e doloroso”. Pupi Avati parla così del suo nuovo film “Il papà di
Giovanna” che sarà distribuito da Medusa a settembre. Il film racconta un
rapporto padre-figlia sconvolto da un delitto: l’omicidio dell’amica del cuore
da parte della giovane. La trama si snoda tra il 1938 e il 1954,
dall’assassinio alla confessione, alla condanna, fino all’uscita dal manicomio
criminale. Ieri sera a Civita Castellana, a quarant’anni dal suo primo ciak, il
regista bolognese ha ricevuto il premio alla carriera Sangallo d’oro e non ha
nascosto le aspettative per la sua nuova opera interpretata, tra gli altri, da
Silvio Orlando, Francesca Neri e, per la prima volta in un ruolo drammatico,
Ezio Greggio: “Quello che il film offre – ha spiegato Avati – è un’immersione
in un mondo dalla temperatura molto forte che ci da’ la possibilità di
riflettere anche su vicende di cronaca quotidiana: riguarda infatti il
presente, ci riporta a vicende come Garlasco, Perugia e Novi Ligure, in cui noi
vediamo solo quello che c’è fuori. Poi, si chiude la porta e non riusciamo a
capire in realtà ciò che c’e’ all’interno del contesto familiare, non sappiamo
come si relazionano i genitori con questi figli”. “E’ una storia con una
tensione molto forte – ha continuato il regista – che indaga e fa una
introspezione nei rapporti tra mondi psicologici”.
(Gil/Cep)