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EUROPA: NARDUCCI E ZACCHERA, FACCIA A FACCIA SU ITALIA WORLD

it@withub.it by it@withub.it
4 Luglio 2008
in Protagonisti
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Roma,
4 lug – Dove va l’Europa? E dove vanno gli europei? Dopo il referendum sul
trattato di Lisbona bocciato dall’Irlanda, Italia world, la trasmissione di Raitalia condotta dal direttore di Rai
International Piero Badaloni, dedica l’ultima puntata della stagione
proprio a questo tema. E lo fa attraverso un doppio faccia a faccia tra gli
italiani eletti al Parlamento di Roma e gli italiani eletti in Europa. Da
Bruxelles, in collegamento via satellite, l’On. Gianni Pittella (Pd) e il vice Presidente del Parlamento europeo
l’On. Mario Mauro (Pdl) In
Italia, nello studio di Saxa Rubra, il vice presidente della Commissione esteri
della Camera dei Deputati Franco
Narducci (Pd) e l’On. Marco Zacchera
(Pdl). A cadenzare i temi affrontati dagli ospiti i servizi realizzati da
Bruxelles per Rai International da Giuseppina
Paterniti. La trasmissione andrà
in onda  su Raitalia 4 (Europa, canale
804 di Sky) sabato 5 alle 19 ora italiana; su Raitalia 1 (Americhe) sabato 5
alle 5.00 ora italiana; su Raitalia 2 (Australia e Oceania) sabato 5 alle 14.30
ora italiana; su Raitalia 3 (Asia, Africa e Israele) venerdì 4 alle 23.30 ora
italiana. Per Narducci l’Europa paga principalmente un deficit di
informazione nei confronti dei cittadini “L’Unione Europea ha un grande
significato storico e ideale. Da quando esiste abbiamo attraversato un periodo
di pace e prosperità nel vecchio Continente. Ma questa memoria si perde ed oggi
i cittadini europei pretendono politiche informative più adeguate  e più vicinanza ai cittadini. Troppe
direttive risultano poco comprensibili”. Sull’Europa, tra i poli, pare esserci
identità di opinione, almeno sul tentativo di rilanciare l’europeismo solo in
termini economici, ma soprattutto politici. “La vera vittoria europea – afferma
Zacchera – è quella della conquista di un’Europa di Pace. Ed oggi dobbiamo
saper rilanciare lo spirito di appartenenza attraverso nuovi ideali che non
siano esclusivamente economici. Perché oggi – prosegue Zacchera – la normativa
europea viene concepita dai cittadini obblighi”. “L’Europa ci ha dato pace e
sviluppo – sostiene il vicepresidente del Parlamento Europeo Mario Mauro – ed
oggi mi aspetto tutto il bene possibile. Certo – prosegue – vi è la necessità
di individuare il filo rosso che tenga insieme 500 milioni di persone. E questo
può essere solo un progetto politico che è cominciato proprio alla metà del
secolo scorso con l’affermare “mai più guerra”. Io penso addirittura – prosegue
–  che pure chi boccia i trattati voglia
addirittura più Europa, chiedendo e pretendendo però un soggetto forte sullo
scenario internazionale. Ed è indubbio che le realtà nazionali su temi quali
politica energetica comune, sicurezza alimentare, politiche della difesa,
potrebbero avere benefici sostanziali. Contemporaneamente, poi, sui temi
economici serve maggiore armonizzazione, perché non basta una moneta comune fra
i Paesi. Solo per fare un esempio: il problema non è l’Euro perché se in un
Paese le imprese per ottenere dei crediti ci mettono otto anni e in un altro
otto giorni, non vi potrà mai essere parità di concorrenza”. Per l’On. Gianni
Pittella a frenare sono i Governi nazionali e la prova è rappresentata dai
lavori del Consiglio Europeo. Occorrono due cose per rilanciare l’Europa e dare
all’Unione e agli organismi possibilità di lavorare. Decidere a maggioranza e
non all’unanimità e il trattato di Lisbona va in questa direzione; concedere al
Parlamento Europeo il potere di co-decisione senza lasciarlo completamente
nelle mani del Consiglio. E pure questa seconda necessità viene recepita dal
trattato di Lisbona. Per quanto riguarda l’Italia – prosegue Pittella – mi
aspetto che il governo italiano decida che si debba andare avanti in Europa con
chi ci sta. L’Ue non può essere prigioniera dei veti”. Anche Mauro condivide la
posizione di Pittella. “Deve farci riflettere la posizione della Gran Bretagna,
paese euroscettico che, dopo il no dell’Irlanda sul trattato di Lisbona, ha
approvato il trattato, E un segnale forte deve arrivare, prima dell’estate,
anche dall’Italia. Non possiamo tornare agli egoismi nazionali”. “Ci sono state
181 procedure di infrazione contro l’Italia – afferma Zacchera – ma l’Italia
approverà il trattato di Lisbona. E sono convinto che andremo avanti con chi ci
sta. E lo farà, poi, anche l’Irlanda quando capirà che l’esclusione dal
progetto farà perdere quei contributi che l’Europa versa al Paese che sono
molti di più dei contributi che dall’Irlanda arrivano all’Europa.  Come sono convinto della necessità di un voto
a maggioranza negli organismi europei. Certo – prosegue Zacchera – sembra che a
volte l’Europa faccia un po’ apposta a mettersi contro l’Italia. Guardiamo alla
vicenda Alitalia, ma anche alla vicenda di Lampedusa che è Europa ma per molto
tempo c’è stata disattenzione sul tema dell’immigrazione. Non mi pare che vi
sia stata mai una misura europea contro la Libia”. Per Pittella “L’Ue ha
garantito stabilità all’Europa, pace ma anche progresso economico e sicurezza.
Per affrontare la globalizzazione serve più Europa”. Su temi quali l’energia –
prosegue Narducci – mi aspetto una strategia comune e non dei singoli paesi
perché potrebbe essere disaggregante”. Del resto, come afferma Zacchera “C’è
produzione di energia nucleare in tutta Europa ma non in Italia, e forse ci
dovrebbe essere anche interconnessione di rete. Come l’Italia, in termini di
ruolo da giocare in Europa, non può dire no all’accesso della Turchia se vuole
giocare un ruolo di leadership nell’area del mediterraneo”. Per Pittella,
“l’Europa dovrebbe intervenire con una politica comune sul governo dei flussi
migratori, sulla riduzione dei prezzi petroliferi, sul potenziamento degli
Erasmus per i giovani, sul potenziamento della ricerca, dell’istruzione e delle
reti civiche, sulle  politiche della
sicurezza e della difesa”. Per Mario Mauro “Nell’Unione ci sono 500 milioni di
cittadini di cui 50 milioni sono immigrati e altri 12 milioni clandestini.
L’Unione Europea deve essere la terra delle garanzie e non della dannazione.
Senza una politica comune sull’immigrazione si rischiava di far diventare
questi cittadini extraeuropei preda dell’Antistato, Un po’ come succedeva ai
nostri immigrati all’inizio del ‘900 che, arrivati negli Stati Uniti, trovavano
ad aspettarli la mafia italiana che già era sbarcata lì”. “Nessun singolo stato
europeo tra dieci anni farà più parte del G8 – esordisce sul tema Mauro – ci
saranno Stati Uniti, Giappone, Cina, Russia, Brasile, India. Ma ci potrebbe
essere anche l’Unione Europea. Questo dovrebbe essere l’obiettivo, come quello
– sul tema del ruolo internazionale – di ottenere come Europa un seggio al
Consiglio di sicurezza dell’Onu” Per Zacchera la “direttiva per offrire la
possibilità ai singoli Paesi, ove vi fosse accordo fra le parti sociali – di
portare l’orario settimanale a 60 ore deve essere intesa come possibilità
teorica”. Non è così morbido sul tema Narducci 
che pur affermando che “nemmeno la logica delle 35 ore alla WolksWagen
era positiva ma immaginare la possibilità delle 60 ore è un paradosso. Specie –
prosegue Narducci – in presenza di una grande mobilità dei lavoratori (c’è chi
fa 200 km al giorno per recarsi sul posto di lavoro) che per il problema della
formazione continua che il mercato del lavoro attuale richiede. A quel punto servirebbe
ancora altro tempo da dedicare al lavoro. E il tutto in una fase in cui
diminuiscono o sono assenti in alcuni Paesi ammortizzatori sociali e formazione
per la ricollocazione di chi dal mercato del lavoro è espulso. Non è il numero
di ore lavorate che aumenta la competitività – conclude Narducci – ma il
capitale umano, l’innovazione, il sapere e la ricerca”.

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