Roma, 27 ago – Governo contro consumatori. Consumatori contro governo. Non è certo una novità. Dalle tariffe dei cellulari al caro benzina, fino alle querelle con le compagnie aeree e con i gestori dei lidi balneari, non c’è campo nel quale le associazioni a tutela dei cittadini non abbiano alzato la voce per salvaguardare quel piatto di pasta che in molte case, verso fine mese, comincia a non essere così scontato. Inevitabile che, prima o poi, nel mirino dello scontro finisse proprio lui, il piatto di pasta. Ad aprire le danze è stato il ministro per le Politiche agricole e forestali Luca Zaia, intervenendo a Omnibus Estate su La7. “C’è qualche pastaio autorevole che ha chiesto di incontrarmi per ipotizzare qualcosa insieme – ha detto l’esponente dell’esecutivo – vuol dire che anche il piatto nazionale degli spaghetti potrebbe non essere più costituito da una confezione da 250 grammi ma da una confezione di cinque chili ed entrare, così, nei canali low-cost”. Insomma: mega-confezioni contro il caro alimenti, per ridurre i costi di imballaggio e, quindi, il prezzo finale del prodotto. Logicamente non fa un grinza, ma una controindicazione potrebbe esserci e, neanche a dirlo, a evidenziarla sono stati i consumatori. “Queste confezioni sono già sul mercato e sono poco acquistate non perché i consumatori ne ignorano l’esistenza, ma perché il mercato è diverso: sono sempre meno le famiglie numerose che consumano chili e chili di pasta in continuazione, e magari carne due volte la settimana e pesce il venerdì – spiega Vincenzo Donvito, presidente dell’Aduc –. Ma sono sempre di più le micro-famiglie e i single che con pacchi di pasta di 5 chili non farebbero che alimentare la quantità di rifiuti (i pacchi aperti per lungo tempo favoriscono la crescita di sgradevoli animaletti…) e che non consumano prevalentemente pasta e sempre dello stesso tipo. Per cui preferiscono le piccole confezioni che consentono di variare con gusto l’alimentazione e, tra l’altro, mangiano spesso fuori casa, per le brevi pause durante il lavoro e per scelta ludica”. Da qui il paragone: il ministro Zaia come una nonna. “Le nonne danno consigli adeguati al loro essere un po’ fuori del tempo – spiega la nota -. Inoltre ci stupiamo dei ministri che danno i consigli su questioni di vita quotidiana. Crediamo che quando un politico si mette a svolgere la funzione di un igienista o un alimentarista/dietologo, sia messo un po’ male. E’ sintomo di mancanza di argomenti e di politiche per favorire l’economia e il mercato”. “Siccome siamo convinti che il nostro Zaia voglia fare gli interessi degli italiani – prosegue l’Aduc –, da associazione di consumatori auspichiamo che si muova lì dove un ministro dovrebbe: sulla politica, sull’economia e sui meccanismi che determinano e aggravano la vita degli italiani, a partire dall’eccessivo aggravio fiscale, dal dominio dei monopoli e dai numerosi conflitti di interesse che caratterizzano le filiere alimentari”.
(Gco)