Roma, 5 set – E’ opinione comune che altezza e bellezza siano di aiuto non solo nella vita in generale ma anche sul lavoro, determinando stipendi più alti per chi è esteticamente più “dotato”. Alcuni studi recenti sfatano però questo mito. Bellezza e altezza sono importanti nell’adolescenza perché incidono positivamente sull’autostima. Ed è questo, a ben vedere, che nella vita adulta può fornire un vantaggio, anche salariale. Sia per gli uomini sia per le donne. Della questione si occupa il sito di analisi economica lavoce.info, con un articolo di Nicola Persico, docente alla New York University. L’analisi statistica – scrive Persico citando la letteratura scientifica – conferma l’esistenza di un premio salariale (in media) per i belli. Quel 32% degli uomini che sono di bellezza superiore alla media riceve un premio salariare del 5% rispetto agli uomini di bellezza media, mentre quel 9% degli uomini che sono più brutti della media ha un salario inferiore del 9%. Fra le donne, il premio salariale medio per le belle è 4%, la penalità media per le brutte è 5% del salario. Un’altra fonte mostra che a ogni centimetro di altezza adulta in più corrisponde un premio salariale di circa l’1% in media. Ma Persico nega che il “premio alla bellezza” e il “premio all’altezza” siano fenomeni classicamente discriminatori, come le differenze salariali associate con la razza o il sesso. “Benché i maschi adulti alti guadagnino mediamente di più degli adulti bassi (circa 1% del salario per ogni centimetro in più, sia in Inghilterra che negli USA), il premio salariale all’altezza afferisce non all’altezza da adulti, ma bensì all’altezza da adolescenti. Cioè, l’analisi dei dati mostra che un adulto basso che però era relativamente alto da adolescente riceve lo stesso vantaggio salariale di un adulto alto (e che era anche alto da adolescente)”. Siccome l’altezza da adolescenti non è di solito nota sul posto di lavoro, si sospetta che il premio salariale afferisca a un qualche fattore correlato all’altezza da adolescenti. “La fiducia in se stessi, o altre qualità analoghe, appaiono quali fattori plausibili”. E’ possibile che fattori analoghi operino nel caso del premio alla bellezza? “Uno studio in tal senso – si legge su lavoce.info – non esiste ancora. Però vi sono degli studi condotti da psicologi che dimostrano che l’immagine di se stessi si forma appunto durante l’adolescenza, e poco si adatta alle mutate circostanze dell’età adulta”. Uno studio chiede a un campione di ragazze americane il loro “ livello di soddisfazione con il proprio corpo” all’età di 18 anni e, allo stesso tempo, compila delle valutazioni “obbiettive” sulla loro bellezza a 13 e 18 anni, chiedendo a dei “giudici” di valutare la loro bellezza in fotografia. L’analisi dei dati mostra che, per queste ragazze, il livello “soggettivo” di soddisfazione con il proprio corpo all’età di 18 anni è correlato alla bellezza “obbiettiva” a 13 anni, ma non alla bellezza “obbiettiva” a 18 anni. Dunque, per le ragazze soggette allo studio, l’immagine di se stesse si è cristallizzata attorno ai 13 anni e non si è adattata alle circostanze sopravvenute dopo. Sembra ragionevole – osserva Persico – che anche la fiducia in se stessi sia “permanentemente determinata” dalla bellezza da adolescenti. In questo caso anche il premio alla bellezza, che i dati evidenziano, potrebbe mascherare un premio alla fiducia in se stessi. Ovviamente la metodologia utilizzata per l’altezza” non può essere applicata alla razza, o al sesso, poiché mentre l’altezza da adolescenti differisce da quella adulta, il sesso o la razza da adolescenti non mutano nel tempo”. (Pap-Dpo)