Roma, 4 nov – C’è un commercio nel mondo che sembra non risentire della crisi economica generale e che, anzi, fa segnare numeri in controtendenza. Sono gli acquisti su internet che, alla fine del 2008, supereranno in Italia un valore complessivo di 6 miliardi di euro, con una crescita rispetto al 2007 di oltre il 20 per cento. Una cifra ragguardevole che, tra l’altro, arriva a 7 miliardi considerando anche gli acquisti di italiani da siti esteri. Questa la fotografia tracciata dall’Osservatorio Netcomm – School of management del Politecnico di Milano, giunto all’ottava edizione: a trainare l’e-commerce, secondo i dati presentati, è ancora il turismo che cresce con un tasso superiore alla media (+28%, 3,4 miliardi di euro). Molto bene anche il comparto dell’abbigliamento dove vi sono alcune interessanti novità fra le quali gli ultimi modelli di business innovativi e l’ingresso di alcune grandi griffe. Nonostante l’ottimo risultato, però, gli osservatori son concordi nel ritenere ancora molto ampi i margini di crescita: con una crescita del 20%, allineata a quella dei principali paesi europei, l’Italia rimane comunque indietro agli altri sia in termini di valore assoluto dell’e-Commerce – l’Italia è un decimo della Gran Bretagna e un terzo della Francia – che in termini di penetrazione dell’e-Commerce sul totale delle vendite ai consumatori finali (quasi 1% in Italia contro valori che vanno dal 3 al 10% circa negli altri paesi). Sono molte le motivazioni usualmente addotte: dai limiti strutturali dell’Italia (penetrazione di internet e della banda larga, costi della logistica distributiva) alle attitudini degli italiani (forte diffidenza verso l’utilizzo della carta di credito online, scarsa propensione all’acquisto a distanza) fino alla oggettiva difficoltà nel vendere online talune tipologie di prodotti. In questo quadro manca tuttavia la motivazione principale. Un sistema dell’offerta con importanti “buchi”, specialmente in talune categorie merceologiche (abbigliamento, prodotti per la casa, auto e accessori, vino e gastronomia, etc.), e che fatica a sfruttare sapientemente la multicanalità, in particolare tra canale online e canali fisici tradizionali. “Dai dati presentati – osserva Alessandro Perego, responsabile scientifico dell’Osservatorio e-Commerce B2c di Netcomm e School of management del Politecnico di Milano – emergono spontanee due domande tra loro interconnesse. – – Come mai vi sono così pochi web shopper in Italia? Come mai vi è una così limitata offerta di prodotto e una così eclatante assenza della distribuzione moderna? Sembra che in Italia sia in atto un circolo vizioso difficile da scardinare: vi sono pochi web shopper in quanto l’offerta online è deficitaria e nel contempo gli operatori del commercio più affermati sono restii ad andare online perché ritengono la domanda ancora immatura e numericamente non significativa”.