Roma, 7 dic – Si stava meglio quando si stava peggio. O almeno quando si “pensava” di stare peggio. Lo sostiene il rapporto annuale sulla “qualità della vita” realizzato da Augusto Merlini e da Alessandro Polli dell’Università La Sapienza di Roma, e diffuso da ItaliaOggi, secondo cui rispetto al 2007 il livello di benessere nelle province italiane ha subito un brusco calo. L’analisi eleva al rango di statistica uno dei luoghi comuni più celebri, e lo fa corredando l’assunto con dati inoppugnabili relativi a servizi, lavoro, ambiente, sicurezza, mancanza di disagio sociale, popolazione, tempo libero e tenore generale di vita: in 55 province su 103 i valori rilevati sono i peggiori degli ultimi sei anni. La spaccatura tra Italia centro-settentrionale e Mezzogiorno non solo non si attenua ma si aggrava, mentre si fa sempre più evidente anche la frattura fra nord-ovest e nord-est del paese. Toscana, Trentino Alto Adige ed Emilia Romagna restano le aree in cui si vive meglio mentre grandi centri nord-occidentali come Milano e Torino perdono posizioni. In termini assoluti tra le città al vertice della graduatoria ci sono Siena, Trento e Bolzano: maglia nera invece alla provincia di Agrigento, che chiude la classifica all’ultimo posto, preceduta da Enna e Napoli. Segna un miglioramento invece Roma, che sale al 29esimo posto. Per quanto riguarda i vari capitoli in cui è suddivisa l’indagine suscita particolare interesse quello relativo alla criminalità che indica nella provincia di Bologna, ai vertici in altri settori, quella meno sicura. Male anche Rimini, Firenze e Milano mentre le aree più sicure del paese risultano essere Matera, Campobasso e Oristano. Il dettaglio dei reati rileva infine come il maggior numero di omicidi si sia verificato in provincia di Crotone, mentre i crimini legati allo spaccio di droga sono un “flagello” di Rimini.