Roma, 10 lug – Basta concorsi
troppo macchinosi, stage inutili ed estenuanti colloqui quasi sempre
infruttuosi. Otto giovani italiani su dieci, stando a uno studio condotto
dall’associazione “Donne e qualità della vita”, sono favorevoli all’ipotesi che
il mondo del lavoro si ispiri alla tv ricorrendo ai talent show, in stile “X
Factor” e “Amici di Maria De Filippi”, come strumento di selezione
professionale. Un pò come è successo recentemente in Germania, dove il
maturando 18enne brandeburghese Jacob Schrot ha vinto la prima edizione del
reality “Ich kann Kanzler” (Chi vuol essere cancelliere), in onda sul canale
Zdf: dopo aver conquistato il pubblico e il conduttore della trasmissione tenendo
un vero e proprio comizio elettorale, il ragazzo si è aggiudicato un premio in
denaro di 16mila euro e un posto da tirocinante presso un importante politico.
Inoltre in Gran Bretagna il collezionista Charles Saatchi, in collaborazione
con
ideato un talent show per gli artisti del futuro: i 6 finalisti, scelti
personalmente dal gallerista, si stanno contendendo l’opportunità di esporre a
ottobre le proprie opere all’Hermitage di San Pietroburgo e poi successivamente
a Londra. E negli Usa più di 60 stilisti hanno raccolto l’invito del celebre
brand Bloomingdale a sfidarsi per “The Fashion Show”: in palio un posto per la
propria linea di abiti tra le altre prestigiose firme in vendita nei negozi del
gruppo. In Australia, infine, tutti vogliono diventare chef grazie al fenomeno
televisivo “Masterchef Australia”. Perché dunque non fare altrettanto anche in
Italia estendendo l’utilizzo dei talent show anche ad ambiti professionali
diversi dallo spettacolo? “Donne e Qualità della Vita” ha interpellato
sull’argomento un campione di 540 giovani disoccupati, di età compresa tra i 20
e i 28 anni, nei maggiori capoluoghi di provincia italiani. Partendo dal
presupposto che in media in un anno ciascun intervistato manda in giro almeno
300 cv, riuscendo a spuntare una cinquantina di colloqui (compresi quelli con
le agenzie di lavoro interinale) e ad accedere all’incirca a due concorsi
pubblici (tra pubblica amministrazione, sanità, scuole militari ecc.),
l’indagine fa emergere una sostanziale sfiducia da parte dei ragazzi nei
confronti di questi strumenti di selezione professionale, ritenuti inefficaci
per la loro realizzazione lavorativa. Indice puntato, in particolare, contro i
concorsi, bocciati dal 29% del panel. Il 24% dei giovani in cerca di occupazione
intervistati diffida prioritariamente dalle proposte di stage di aziende ed
enti. C’è poi un 19% di aspiranti lavoratori che tende soprattutto a scartare i
colloqui. Promosso invece il talent show. Se non per tutti i settori
professionali (49%), almeno per alcuni (31%): oltre che lo spettacolo per i
settori legati alla creatività, alle arti grafiche e alla pubblicità (36%) e, a
sorpresa, per la pubblica amministrazione e la politica (23%), molto più che
per la moda (20%) e per il turismo e la ristorazione (12%) e il giornalismo
(5%). (Grm)