Roma, 14 ago – La crisi continua a suggerire prudenza alle
imprese e anche chi comincia a vedere la ripresa si muove con cautela sul
mercato del lavoro. In questa fase, infatti, l’assunzione di una nuova risorsa
è un investimento da fare con molta attenzione sulla base di garanzie solide
circa la competenza, l’affidabilità e la capacità del candidato di integrarsi
rapidamente nelle attività aziendali. Si può leggere in questa chiave la scelta
delle imprese italiane che, programmando nuove assunzioni nel 2009, non sono
disposte a rischiare investendo in candidati “sconosciuti” ma utilizzano sempre
più i propri canali di fiducia o la conoscenza diretta, piuttosto che gli
intermediari professionali e i mezzi d’informazione. Secondo i riscontri
dell’indagine Excelsior di Unioncamere e ministero del Lavoro, infatti, per il
38,7% delle imprese del settore privato con almeno un dipendente il canale
preferito per assumere nuovo personale nel 2009 sarà infatti, ancora più che in
passato, la conoscenza diretta del candidato (3,5 punti percentuali in più
rispetto al 2008), qualcuno magari già “testato” attraverso precedenti
tirocini, stage o contratti di lavoro a tempo determinato, oppure individuato
grazie alla segnalazione da parte di referenti ritenuti affidabili tra
conoscenti e fornitori. “Il modello imprenditoriale italiano – ha commentato il
presidente di Unioncamere, Ferruccio Dardanello – è fortemente basato sui
rapporti di fiducia, una fiducia che nasce in prima battuta all’interno
dell’azienda tra l’imprenditore e i suoi dipendenti e collaboratori. Se questa
base non è solida, l’azienda non va molto lontano. Chi ha la responsabilità
dell’impresa, soprattutto ora, sa che non può sbagliare persona perché questo
può significare perdere il treno giusto. Ecco perché è importante favorire
l’ingresso dei giovani nelle aziende da subito, attraverso percorsi che partano
fin dalla scuola, attraverso tirocini e stage. Nel 2008 sono aumentate le
imprese che hanno ospitato giovani in stage e ancora di più sono cresciuti i
numeri dei ragazzi coinvolti, passati da 256 mila a 305 mila, quasi il 20% in
più. E’ un percorso da irrobustire perché aiuta a stabilire rapporti di lavoro
che favoriscono la conoscenza reciproca in vista di un’assunzione a tempo
indeterminato, che poi nella maggior parte dei casi è l’obbiettivo vero di
un’impresa sana”. Se da un lato, continua Unioncamere, le imprese si fanno più
attente ed oculate nel decidere chi assumere, dall’altro il perdurare della
crisi e l’allargarsi del numero di quanti cercano lavoro o lo hanno perso nei
mesi passati sembra ridare smalto al vecchio adagio “mi manda Picone”.
Nonostante la classica raccomandazione continui ad essere un fenomeno
decisamente limitato (il 56,3% degli imprenditori intervistati dichiara di non
riceverne affatto e un altro 32% di riceverne raramente) e ben distinto dalla
conoscenza diretta e dalle segnalazioni di fiducia, rispetto al 2008 la quota
di imprenditori che spesso si sentono ‘caldeggiare’ un candidato è aumentato di
2,6 punti percentuali (dal 9,1 all’11,7%). E se lo scorso anno solo l’8,4%
degli imprenditori intervistati riteneva la raccomandazione genericamente molto
importante per trovare lavoro, nel 2009 questa percentuale sale al 9,8% con una
punta dell’11,9 (3,2 punti in più rispetto al 2008) tra quelli del Nord-Ovest.
Nel dettaglio la conoscenza “di prima mano” è il canale di assunzione più
diffuso soprattutto tra le aziende con meno di 50 dipendenti (lo dichiara il
41,2% degli intervistati) anche se rispetto al 2008 la crescita più
significativa si registra nella fascia di imprese tra 50 e 249 dipendenti (4,2
punti percentuali in più). A livello territoriale, la conoscenza diretta è il
mezzo più usato al Sud (48% il dato medio relativo a queste regioni) anche se,
nel confronto con l’anno passato, l’area in cui si è rafforzata di più questa
tendenza risulta essere il Centro (5,1 punti in più). Alla conoscenza diretta
si aggiunge – tra gli strumenti interni alle aziende e dunque considerati più
affidabili – quello delle banche dati e dei curricula quale serbatoio
privilegiato di profili a cui attingere per un’eventuale assunzione: il 24,7%
delle imprese lo segnala come canale principale, a dimostrazione che un
curriculum vitae articolato e ben scritto può aprire ai giovani la strada per
il lavoro nel settore privato. Un’opportunità che cresce con il crescere della
dimensione d’impresa, visto che in quelle con più di 50 dipendenti il ricorso
ai curricula è la regola tra il 47,4% e il 50,9% dei casi. Il “passa parola”,
ovvero la segnalazione di fornitori, clienti o altri conoscenti, si addice
invece alle imprese più piccole anche se, nell’ultimo anno, il suo appeal
sembra essersi leggermente appannato: vi ricorre il 15,1% nel complesso (-1,5
punti rispetto al 2008) e il 16,6% delle micro-imprese con meno di 10
dipendenti (-1,7). Sommando insieme queste tre categorie si scopre che, al
momento di assumere una nuova risorsa, oltre il 78,5% delle imprese (1,4 punti
percentuali in più rispetto al 2008) parte da chi si conosce direttamente o si
ha già in casa, oppure da candidati che hanno saputo presentarsi in modo
efficace.
(Cam)