Londra, 8 set – È partita in Gran Bretagna un’ennesima campagna volta a combattere la pirateria online, fenomeno ampiamente attivo nel Paese e diffuso tra la maggior parte degli utenti di internet, giovani e non. A dire stop al fenomeno del filesharing stavolta non è però né il Governo né alcun altra autorità pubblica, ma invece una nutrita parata di celebrità nazionali. Guidate dall’attore e regista Nick Moran, moltissime sono le stars che hanno accolto l’invito alla campagna “Connected To British Film And TV”, battaglia che si prefigge di incoraggiare prevalentemente i giovani ad evitare la tentazione della pirateria online. La nuova politica di sensibilizzazione portata avanti dalle celebrità britanniche rimpiazzerà il precedente e simile tentativo che portava il nome di Piracy Is A Crime, e differentemente da quest’ultima preferirà utilizzare sul pubblico metodi più dolci, convincenti e sensibilizzatori. La campagna si snoderà attraverso lanci propagandistici su TV e nei cinema, e suo motore trainante sarà il convincere gli utenti “a pagare per i contenuti online perché solo in questo modo si potrà mantenere viva l’industria della tv, le produzioni cinematografiche e musicali”. Il tutto verrà supportato anche attraverso una campagna online che verterà principalmente sulla richiesta di supporto per l’industria del cinema britannico. L’idea di promuovere con questa nuova modalità la legalità del download dei contenuti da internet è emersa in seguito ad un recente sondaggio condotto dall’Industry Trust for IP Awareness, che testimoniava come moltissima gente tra i 16 ed i 34 anni non capisse ancora la necessità di pagare per i contenuti online, avendo la possibilità dei siti di filesharing alla mano. La ricerca ha rivelato infatti che appena il 39% degli intervistati sarebbe disposto a pagare per affittare film o scaricare musica da internet. Il direttore generale dell’Industry Trust, Liz Bales, dichiara a tale proposito al The Guardian che “è stata la rivoluzione digitale ad aprire l’accesso sfrenato ai contenuti non autorizzati sulla rete”, e con la grandissima quantità ora presente è “divenuta sostanziale l’urgenza di far capire alla gente di evitare i siti pirata”. “Ne vale il futuro delle industrie televisive e creative del nostro Paese”, sottolinea Bales. (Pac)