Monza, 7 mar – Il capo donna piace. Anche agli uomini. Nel giorno in cui nel mondo ci si appresta a festeggiare l’8 marzo, si scopre che il mondo dell’imprenditoria in rosa viaggia a gonfie vele e piace anche ai colleghi in giacca e cravatta. A testimoniarlo è uno studio della Camera di commercio di Monza e Brianza, che, sul tema “Donna e impresa”, ha chiesto l’opinione a un campione di circa 850 lavoratori lombardi. Dall’analisi emerge che per circa il 65% dei lombardi il sesso del capo è indifferente, ma – un po’ a sorpresa – il 15% degli uomini dichiara di preferire una donna come responsabile sul posto di lavoro. Certo, la figura del “boss” è sempre in vantaggio (il 18% preferisce l’uomo come capo), anche nell’opinione di una donna su cinque, ma non mancano le eccezioni: come la provincia di Como nella quale il 19,6% dei lavoratori preferisce un capo donna contro il 13% che sponsorizza gli uomini. Altro dato interessante: quasi un lavoratore lombardo su 4 crede che un’imprenditrice abbia più successo sul mercato rispetto ad un “collega” imprenditore. Il successo femminile nel fare impresa è frutto in primo luogo del nuovo contesto sociale (49,4%) e quindi della capacità di mettersi in gioco (37,6%), dote che le donne si riconoscono più di quanto facciano gli uomini (41,7% contro il 26,9%). Il ruolo della donna diventa più “pesante” anche a livello economico. Per le famiglie lombarde lo stipendio della donna contribuisce mediamente al 40% del bilancio; eppure, a parità di ruolo, per il 40% dei lombardi la retribuzione media di una lavoratrice rispetto a un lavoratore è inferiore. Un’impresa lombarda su 5 conta più del 60% dei suoi dipendenti donna, anche se, in media ad impresa, si attesta al 30% la presenza femminile nel personale dell’azienda. E mediamente ad impresa le “non garantite”, tra contratti flessibili e a tempo determinato, rappresentano il 9% del personale femminile. Conciliare lavoro e famiglia è il principale problema che le donne lombarde incontrano sul posto di lavoro (67,3%), seguito dalla poca flessibilità (19,8%) e dalla carriera frenata a causa della maternità (10,3%). E proprio ai figli le donne lavoratrici riescono a dedicare mediamente due ore e mezza al giorno e meno di 1 su
(Cog)