Roma, 26 apr – Nonostante i radicali cambiamenti avvenuti nel mondo dell’informazione e della comunicazione, il cuore del giornalismo rimane la cronaca. Questo campo dell’informazione, infatti, a dispetto di internet e televisione, continua ad essere fatto di ricerca, verifica e patti chiari con le fonti, racconto di come si è svolto il fatto, elaborazione della notizia che sia il più possibile una fotografia dell’evento, coscienza critica dei fatti accaduti e degli impegni presi dagli amministratori. E proprio di come sia diventato oggi il mestiere del giornalista di cronaca tratta “Guida all’universo comunicazione”, a cura di Romano Bartoloni e Carlo Felice Corsetti e presentato lo scorso 10 aprile, in occasione della cerimonia per il centenario del sindacato dei cronisti romani tenutasi nella Protomoteca del Campidoglio. “La stampa è lo specchio, deformato o deformante come e quanto si vuole, degli umori e dei malumori del Paese. Che non si placano rompendo lo specchio” scrivono i curatori del volume che, oltre a trattare del rapporto tra le nuove tecnologie legate a internet e il mondo dell’informazione, racconta anche di come le norme sulla privacy abbiano influito sul lavoro del cronista. Su questo tema, Bartoloni scrive ad esempio che “l’Italia rimane uno dei pochi Paesi dell’Occidente che difende la privacy degli uomini pubblici”, ma “i politici, gli amministratori e i personaggi pubblici, i potenti comunque non possono invocare le ragioni della privacy come gli altri cittadini, perché devono garantire di essere irreprensibili 24 ore su 24; perché chi chiede la fiducia degli altri, chi decide sui nostri risparmi, sulla nostra salute, di fatto sulla nostra vita, si assume il dovere di essere d’esempio, di mettersi sotto la lente dell’opinione pubblica non soltanto quando gli torna comodo per la sua parte politica e per la sua carriera”. Nella seconda parte, inoltre, il colonnello dei Carabinieri Carlo Felice Corsetti racconta la nascita nel 1981 della nuova sala stampa strutturata dell’Arma romana e la sua esperienza a capo della struttura. Il colonnello Corsetti racconta nel libro che “