Ieri a Roma faceva molto caldo. Un caldo afoso, asfissiante, di quelli che ti dicono che è meglio stare tappati in casa o in ufficio con l’aria condizionata al massimo. Ma alle 21, quando il sole era ormai tramontato, l’aria stagnante della Capitale è stata squassata dalle note poderose di una vecchia canzone di Joni Mitchell, riarrangiata in chiave rock. La canzone si intitolava Woodstock (ve la ricordate?), e a suonarla erano David Crosby, Stephen Stills e Graham Nash. La temperatura nella Cavea del Parco della Musica, gremita di gente, è subito risalita alle stelle. Il trio ha fatto capire subito di essere in grande forma, e di non essere venuti soltanto per celebrare il Giorno della Memoria della West Coast Music. Un sound perfetto, vitale e trascinante. Ad accompagnarli alla batteria Joe Vitale e altri tre musicisti al basso, all’organo e alle tastiere. Le voci chiare e aggressive, soprattutto quella di Crosby, miracolosamente preservate dall’ingiuria del tempo (ma quanti anni hanno?). Il concerto è proseguito con altre canzoni tratte dagli album più famosi della band e alcune cover di altri artisti. Questa la scaletta del primo tempo: Military Madness (Nash), Long Time Gone (Crosby), Go and Say Goodbye (Buffalo Springfield), Marrakesh Express (Nash), Southern Cross (Stills), In your Name (Nash), Long May You Run (Neil Young), Déjà Vu (Crosby), Wooden Ships (Crosby-Stills). Nel secondo tempo, che è iniziato con una lunga sessione acustica, hanno suonato: Helplessly Hoping (Stills), Norwegian Wood (Beatles), Midnight Rider (Allman Brothers Band), Girl From The North Country (Bob Dylan), Ruby Tuesday (Rolling Stones), Guinnevere (Crosby), Delta (Crosby), Cathedral (Nash), Our House (Nash), Behind Blue Eyes (The Who), Almost Cut My Hair (Crosby), Love The One You’re With (Stills). Per finire, due bis molto belli –