Sono oltre 862mila le capitane che guidano una impresa individuale in Italia. Lombardia, Campania, Sicilia, Lazio e Piemonte, con i rispettivi capoluoghi, la loro terra d’elezione. Certo, sono 25mila in meno di 5 anni fa, ma stanno resistendo meglio dei loro “colleghi” maschi alla progressiva riduzione di questa tipologia di impresa e alla crisi che ha attraversato il Paese, tanto da diminuire, tra dicembre e giugno scorsi, di solo lo 0,06% a fronte di un più consistente calo delle imprese individuali totali (-0,33%) E, inoltre, il “fare impresa” rappresenta una opportunità alla quale ricorrono in misura maggiore, rispetto al sesso “forte”, le giovani donne, specie se immigrate. Queste alcune delle considerazioni che emergono dalla lettura dei dati sulle imprese individuali femminili, presentati oggi in occasione dell’avvio a Cagliari del “Giro d’Italia delle donne che fanno impresa”. L’iniziativa, promossa da Unioncamere insieme alle Camere di commercio e ai Comitati per l’imprenditoria femminile, si articolerà in 9 tappe sul territorio nazionale, dando modo alle diverse componenti istituzionali, associative e della società civile di approfondire le peculiarità, caratteristiche ed eventuali criticità dell’universo femminile che svolge un’attività d’impresa privata e, più in generale, dell’inserimento delle donne nel mercato del lavoro. Che quest’anno ancora di più del passato si dimostra, come rivelano le previsioni di assunzione formulate dalle imprese, aperto alle “pari opportunità”. A fine giugno scorso, erano 862.367 le imprese individuali con titolare donna iscritte al Registro delle imprese delle Camere di commercio, il 25,6% di tutte le aziende con questa forma giuridica esistenti in Italia. Rispetto al 31 dicembre 2009, si riducono di 527 unità, pari allo 0,06%. Poco se confrontato con il totale delle imprese individuali, che, nello stesso periodo, si contraggono dello 0,33%. Alcune regioni segnano addirittura un incremento: la Lombardia per prima, che registra 741 capitane d’impresa in più in sei mesi, seguita dalla Toscana, dall’Emilia Romagna e dal Piemonte. Il segno meno, invece, precede la dinamica del semestre delle ditte individuali femminili soprattutto di Puglia, Sicilia, Campania e Sardegna. La dinamicità delle ditte individuali femminili all’interno del sistema produttivo nazionale emerge anche dalla lettura dell’andamento negli ultimi 5 anni. Rispetto al giugno 2005, le titolari di impresa sono 25.817 in meno, ma la loro riduzione (-2,91%) è percentualmente meno consistente di quella totale (-3,63%) e meno accentuata di quella che presentano le ditte individuali gestite da uomini (-3,88%). Salvo la Toscana, unica regione che presenta un segno positivo nel confronto con il 2005, tutto il territorio nazionale registra una riduzione di imprese gestite da donne, compreso tra le oltre 5mila unità della Puglia e le sole 81 imprese in meno delle Marche. Roma, Napoli, Torino, Milano e Bari le province che concentrano il maggior numero di imprese individuali femminili. Da segnalare, tuttavia, la “vocazione” all’impresa femminile che manifestano alcune province, soprattutto, ma non solo, del Centro-Sud. È il caso di Avellino, Benevento e Frosinone, dove la percentuale di ditte individuali gestite da donne in rapporto al totale di questa tipologia di imprese supera il 35%. Come si registra anche riguardo al totale delle imprese, la componente femminile di provenienza immigrata ribalta la dinamica negativa seguita dal totale delle imprese individuali gestite da donne. Le donne imprenditrici di nazionalità extra-Ue, infatti, sfiorano le 52mila unità, crescendo di oltre 2.000 posizioni rispetto al dicembre scorso, pari al +4,13%. Nei cinque anni presi in esame aumentano di quasi 17mila imprese, crescendo del 47,9% rispetto a giugno 2005 e arrivando così a rappresentare il 6,0% delle ditte individuali totali a conduzione femminile ed il 20% delle imprese individuali con titolare di nazionalità extracomunitaria. Anche in questo caso, la Lombardia concentra il maggior numero di imprese individuali con una donna immigrata al vertice, seguita dalla Toscana e dal Lazio. (Red – 15 set)