Le tecnologie dell’Informazione e della comunicazione stanno trasformando tutti gli ambiti lavorativi, imponendo nuove professionalità e competenze in tutte le attività, anche in quelle più tradizionali. È una rivoluzione, quella digitale, fatta di investimenti, tecnologie, reti e servizi, banche dati interconnesse, ma soprattutto di persone chiamate a cambiare il proprio modo di lavorare, di apprendere, di comunicare, di organizzarsi. Si tratta di un’opportunità straordinaria pienamente alla portata del nostro Paese, ma che va colta e alimentata rinnovando i modelli educativi, produttivi e normativi. È questa, in sintesi, la riflessione su cui si è articolato il seminario di studio organizzato a Roma da Isfol e Assotelecomunicazioni-Asstel, sul tema “Internet cambia il lavoro”, conclusosi con gli interventi dei tre ministri direttamente interessati al tema, Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini e Maurizio Sacconi. In particolare, una vasta indagine campionaria sulle professioni, condotta congiuntamente da Isfol e Istat, ha rivelato che tra tutti gli occupati italiani circa il 60% utilizza le tecnologie dell’informazione. I professionisti specializzati e i tecnici registrano le percentuali più elevate e, inoltre, sono coloro che hanno maggiormente bisogno di competenze informatiche ad un alto livello di complessità. Se per gli impiegati tali competenze sono ormai di grande importanza, l’uso che ne viene fatto rimane a livello ancora troppo elementare. Lo stesso vale per dirigenti e imprenditori. Questa scarsa dimestichezza che la classe dirigente sembra avere con le tecnologie dell’informazione evidenzia i limiti nell’adattarsi alle logiche di analisi e di comunicazione della realtà moderna. Per quel che riguarda i cambiamenti relativi ai processi di apprendimento, l’Isfol ha riportato le principali risultanze di un’indagine sull’e-learning realizzata con il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. I dati mostrano la tendenza nel corpo docente a fare in modo che la didattica in ambiente digitale diventi sempre più un’esperienza sistematica e non un evento episodico. Il 73,7% dei docenti adotta una modalità d’uso complessa delle nuove tecnologie, mirata a produrre ed erogare il materiale didattico in modo integrato. Da un’ulteriore indagine svolta dall’Isfol per verificare il rapporto dei giovani con le ICT, risulta che esistono ancora forti correlazioni tra lo status e il divario digitale: più è basso il livello culturale del padre e dello stesso giovane più è bassa l’utilizzazione delle nuove tecnologie. Esiste ancora una significativa percentuale di ragazzi (47%) che usano il computer e la rete in maniera sporadica, con percentuali più alte tra le femmine e tra chi vive nel Mezzogiorno. Si profila quindi un nuovo impegno da parte della scuola nel migliorare le modalità d’uso delle ICT, favorendo l’integrazione tra intrattenimento, socializzazione, comunicazione e apprendimento. La ricerca ha evidenziato come il 70% dei giovani impari ad usare le ICT da solo, al di fuori delle aule scolastiche. (Red – 20 mag)