Roma, 18 dic – “Prodi annuncia il ricorso al Consiglio di Stato come escamotage per salvare l’immagine, ma Speciale lo precede, e si dimette. La sentenza del Tar gli ha dato soddisfazione, l’onore è salvo, non gli preme scardinare gli equilibri, spodestando il successore, quando probabilmente i rapporti con il governo sono irreversibilmente incrinati. Prendiamo ad esempio questa vicenda, non più per chiedere dimissioni o chiarimenti che consideriamo superati; ma soltanto per farne materia di insegnamento. Perchè è questo che pensiamo che manchi nel nostro Paese: la cultura del servizio”. Antonella Rebuzzi, senatrice di Forza Italia eletta in Europa nella circoscrizione Estero, fa il proprio punto della situazione sul caso di Roberto Speciale, il generale rimosso dal governo dal comando della Guardia di Finanza che, dopo aver vinto il ricorso al Tar, ha rassegnato le proprie dimissioni. “Speciale si considera al servizio dello Stato, uno Stato che non vede più come garante del diritto – prosegue la Rebuzzi – E scrive a Napolitano, con rispetto e consapevolezza del ruolo, per consegnare le dimissioni, ma anche per affermare in poche righe la sua distanza dall’attuale esecutivo. Diventa inutile a questo punto un procedimento tortuoso che gli italiani non capirebbero, perchè, oltre il colore politico, è chiaro a tutti quanto la faccenda sia stata diseducativa e inquinante per la nazione. Analisi e riflessione inducono ad archiviare il caso politico, senza però dimenticare il risvolto morale”.La senatrice Rebuzzi ricorda inoltre che “la politica non deve essere potere, ma servizio. I politici sono servitori dello Stato e del Paese tutto, non della sola parte che li ha votati: se si cominciasse da qui, forse non resterebbero inascoltati presso questa maggioranza i nostri appelli al miglioramento delle condizioni degli italiani all’estero e ad una più trasparente gestione delle (poche) risorse”. Infine, la forzista chiude dando il proprio parere sulla riforma elettorale: “Non serve, o almeno non serve a cambiare la politica, nel merito e nel metodo. Prima deve cambiare la cultura collettiva, quella dei valori e delle scelte che ogni giorno di più scadono verso il fatuo e il cinismo. Cominciando dalla famiglia e dalla scuola: da lì si parta, se si vuole arrivare a una società virtuosa e a una politica di crescita e di sviluppo per il Paese”.
(Sis)