Parigi, 25 mar – In un documento proposto agli elettori
durante un incontro nella regione parigina, Beatrice Biagini ha esposto il suo
punto di vista sulla ricerca scientifica. Tema che definisce fondamentale nel
suo programma di candidata del Partito democratico alla Camera dei Deputati per
la circoscrizione Estero/ Europa. “La ricerca è una priorità di tutti, in
Italia come in Europa – si legge nella nota della Biagini – Ci sono dei punti
irrinunciabili per permettere al sistema di ricerca italiano di diventare
attraente per i cervelli di tutte le nazionalità (italiani compresi). Partendo
da fatti e da esempi concreti, e proponendo soluzioni chiare e applicabili”. Alcuni dati. un ricercatore a tempo
indeterminato in un ateneo italiano guadagna poco: tanto quanto guadagna un
dottorando in Francia, per esempio. I ricercatori di provenienza straniera
costituiscono la maggioranza dello staff scientifico e accademico nei dipartimenti
anglosassoni. Il numero di ricercatori e docenti stranieri attivi nei
dipartimenti italiani è insignificante. Nei Paesi Bassi, una parte sostanziale
dei corsi universitari di secondo livello viene tenuta in inglese. In Italia,
quasi nessun corso di materie scientifiche è in inglese. In paesi quali Francia, Germania, Regno Unito
e Svizzera master di specializzazione attirano studenti da ogni parte del
mondo. La grande maggioranza dei master italiani attira esclusivamente studenti
italiani. Docenti, ricercatori e staff scientifico negli atenei all’estero sono
sottoposti a una valutazione periodica della propria attività e produzione
scientifica da parte di agenzie di valutazione esterne. All’ora attuale in
Italia un sistema terzo e basato su standard internazionali per la valutazione
continua dell’attività scientifica ricercatori e dei docenti è solo allo stato
embrionale. L’accesso a posti di ricercatore e docente nella maggior parte dei
paesi europei si basa su standard internazionali di qualità scientifica. In
Italia la distinzione tra pubblicazioni in italiano o in inglese, tra
contributi sottoposti a peer review e contributi su invito, tra convegni internazionali
e giornate di studio nazionali stenta spesso ad essere riconosciuta.
L’investimento pubblico e privato in ricerca e sviluppo in Italia è tra i più
bassi in Europa: pari all’1,1 per cento del PIL, contro l’1,81 dell’Europa a
25, il 2,7 degli USA, il 3,15 del Giappone.
L’obiettivo di Lisbona è di portare gli investimenti per ricerca e
sviluppo nell’Unione Europea al 3 per cento nel 2010. Dove trovare dunque una
soluzione concreta ai penalizzanti limiti di un settore così importante per lo
sviluppo di un paese? Beatrice Biagini ha in mente le risposte alle
problematiche relative all’ambito della ricerca in Italia. Ecco per punti le
misure che possono cambiare lo stato attuale delle cose. “Che il corpo dei
docenti e ricercatori facenti parte del sistema universitario italiano venga
sottoposto ad una valutazione rigorosa e periodica del proprio operato
scientifico, da condurre sulla base di standard internazionali da parte di un
agenzia nazionale esterna. Che lo stanziamento di fondi per la ricerca e la
formazione sia basato su eccellenza e merito scientifico in primo luogo e non
su criteri esclusivamente demografici. Gli atenei dovranno competere per le
credenziali scientifiche e formative che offrono prima che per il numero di
posti mensa, se non vogliono correre il rischio di svalutare la spendibilità
dei titoli che offrono sul mercato del lavoro. Che si adottino politiche volte
a rendere le Università italiane poli di aggregazione competitivi a livello
internazionale e che si riduca la frammentazione di risorse intellettuali e
finanziarie prodotta dalla creazione di nuovi atenei sul territorio. Che gli
stipendi dei dottorandi e giovani ricercatori (che rappresentano la fascia di
età più dinamica e attiva in altri paesi) siano adeguati agli standard europei.
Che in mancanza di adeguate risorse nazionali per coprire le esigenze della
ricerca, il Governo si faccia carico di una massiccia campagna di comunicazione
e preparazione per l’accesso a risorse di finanziamento disponibili a livello
comunitario, quali gli schemi previsti dal Settimo Programma Quadro della
Commissione Europea. Che vengano ratificate e promosse istituzionalmente
politiche open access per la circolazione della produzione scientifica che sono
già state messe in atto dai maggiori organismi di ricerca di altri paesi
europei (Max Planck, CNRS) per dare la massima visibilità possibile alla
ricerca nazionale. L’introduzione di criteri meritocratici, l’adeguamento degli
stipendi, la valorizzazione della mobilità e del reclutamento di ricercatori e
docenti provenienti da altri paesi, la riduzione del numero dei piccoli atenei,
l’apertura ai finanziamenti comunitari sono condizioni indispensabili per
ridare competitività all’Italia e al suo
sistema universitario e spendibilità della formazione che essa offre ai giovani
sul mercato del lavoro.