Roma, 6 ago – Sarà presentata il prossimo 10 settembre presso il Circolo degli Affari Esteri, l’opera multimediale “I segni dell’emigrazione – L’Italia dall’emigrazione all’immigrazione”, a cura di Tiziana Grassi e Catia Monacelli. Quest’ultima, antropologa e Direttrice del Museo dell’Emigrazione “Pietro Conti”, spiega le motivazioni e i contenuti di quest’opera che “nasce da una forte idea concettuale di base: il confronto, su diversi livelli di analisi e di ricerca, dell’Italia di ieri, l’Italia dei nostri migranti che dalla fine dell’Ottocento diedero vita agli esodi di massa, con l’Italia di oggi e del futuro. Il risultato cioè della molteplicità e differenza di persone, gruppi e culture. La pluralità è e rimarrà una componente centrale dell’identità europea e italiana. E questa pluralità è segnata dai processi di migrazione che rappresentano il fulcro de ‘I segni dell’emigrazione”. Un’opera, tra l’altro, che arriva a riempire quella lacuna troppe volte lamentata dagli addetti ai lavori, legata a un’inesatta e lontana percezione dell’emigrazione, nonostante la presenza dei parlamentari eletti all’estero, nonostante in ogni Paese i nostri connazionali siano riusciti a raggiungere traguardi prestigiosi in ogni settore. “I migranti, italiani e di altre nazionalità – sottolinea Catia Monacelli – figurano spesso nella memoria delle Nazioni Unite come degli stranieri venuti a popolare il Grande Continente, che servono più per delimitare e distinguere la propria identità. Ed è così che entra in ballo il gioco infinito degli stereotipi duri a morire: “spaghetti, pizza e mandolino”, nella migliore delle ipotesi, “mafia e criminalità” nella provocatoria e sarcastica soap de “I Soprano”, che ha appassionato gli States e ha varcato l’Oceano tornando fino a noi. Un’errata conoscenza che è andata affermandosi anche in Italia, e che fa fatica a essere aggiornata con l’immagine, o meglio ancora, la realtà, di quello che i nostri connazionali sono riusciti a creare in ogni Paese estero, raggiungendo i vertici della società, a tutti i livelli: successi, affermazioni che hanno aperto la strada anche a quella riscoperta dell’orgoglio delle proprie radici ben presente nella nostra opera con diverse testimonianze”. Una realtà, quella dei nostri connazionali all’estero, che nel 2006 sembra essere stata scoperta grazie alla legge sull’esercizio del diritto di voto. “Come accenno nel mio scritto – continua Catia Monacelli – c’è un altro aspetto, oltre a quello pur legittimo dell’accaparrarsi i consensi elettorali, che ha spinto i politici italiani a varare una legge che consentisse il voto ai cosiddetti ‘italiani all’estero’. Riallacciare i rapporti con un pezzo d’Italia staccatosi dalla penisola. Il voto è la partecipazione massima e più democratica alla vita di uno Stato. Il solo pensare di restituire tale privilegio e diritto a un individuo che non vive più da tempo nel Paese, se non è un azzardo è il riconoscimento di consanguineità. Un gesto che sancisce il tentativo di rafforzare, ravvivare una relazione. Il contrario di quanto si diceva un tempo, cioè che l’Italia aveva lasciato andare i suoi figli, quando non li aveva scambiati con necessarie risorse: braccia in cambio di carbone”. Il lavoro dedica anche una sezione didattica al mondo della scuola per rispondere a un’esigenza manifestata proprio dal mondo dell’emigrazione: portare sui banchi le pagine sconosciute di un secolo di diaspora. “Per anni, infatti, – aggiunge Catia Monacelli – la storiografia nazionale ha rimosso dai testi la storia dell’emigrazione, liquidata in poche righe con la partenza in meno di un secolo di 27 milioni d’italiani. Oggi ci sono nel mondo ben 60 milioni di oriundi, un’altra Italia che vive e cammina sotto altri cieli. E proprio alla luce di queste considerazioni, è stata formulata una nuova sezione didattica, a uso e consumo d’insegnanti e studenti, in cui l’informazione si coniuga con il fare e l’essere progettuali verso il futuro”.
(Erg/Dpo)